Informazione in TV e in Rete. Numeri e Considerazioni

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  22 dicembre, 2012  |  Nessun commento
22 dicembre, 2012
Informazione in TV e in Rete. Numeri e Considerazioni

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La ricerca Demos sull’informazione mostra che l’80.3% degli italiani, con un dato in discesa rispetto all’87% del 2007, si informa mediante TV. Usa invece Internet, canale sul quale la maggior parte degli italiani ritiene venga distribuita una informazione più libera ed indipendente, il 40.4% contro un 24.8% del 2007.
Internet e TV, però, non vengono utilizzati soltanto per informarsi: il decimo rapporto Censis, infatti, racconta di un 95% di italiani che guarda la TV generalista e un 62.1% consumatori di Internet: il 15% dei telespettatori e più del 20% degli internauti (questi i gap tra utenti complessivi e utenti che si informano) si dedicano evidentemente ad altro.

Un dato sul canale televisivo: in quali programmi di approfondimento e inchiesta televisivi gli italiani ripongono maggiore fiducia? Su tutti c’è Ballarò con il 54.4%; agli ultimi due posti troviamo In Onda, col 17.3%, e L’ultima parola, al 16.1%,  per ragioni che, a mio modestissimo avviso, non sono legate soltanto alla collocazione che hanno nei rispettivi palinsesti e alla maggiore notorietà dei propri conduttori (sulla competenza non mi pronuncio), ma anche al tasso di schieramento politico. Credo, cioè, che il pluralismo interno, quello garantito entro i confini dello stesso contenitore, non paghi (il pubblico preferisce altro e dell’altro gli viene dato); credo inoltre che il pluralismo interno non venga nemmeno messo nelle condizioni di essere una modalità di informazione pagante (come poter affermare il pluralismo interno se le Reti lo collocano ai bordi delle corrispondenti programmazioni?). La mia, ovviamente, è soltanto una ipotesi, basata prevalentemente su delle sensazioni e solo in parte confermate dalle indagini statistiche.

Qualche altro dato sul canale online: il 63.1% degli utlizzatori di Internet (il 40% degli italiani) legge quotidiani online ma soltanto il 49.6% (meno di un italiano su tre) dichiara, secondo la ricerca Demos, di discutere e informarsi di politica. Insignificanti i numeri di quanti seguono gruppi o leader politici su Facebook e Twitter: 6% e 3% rispettivamente. La politica online in Italia, intesa come quella fatta dai politici, interpretata dai giornalisti e discussa dai cittadini, deve ancora esplodere, i numeri sono ancora esigui.
Le imminenti elezioni ci diranno se i tempi sono maturi oppure no. Il timore che la corsa al nuovo mezzo contribuisca alla distorsione della comunicazione politica e alla relativa confusione degli elettori è molto forte. L’augurio è di vedere all’opera dei giornalisti, interpreti seri, onesti, professionali e giustamente remunerati, di una realtà che si preannuncia molto complicata da spiegare.

La speranza è anche quella di vederli al fianco di politici che siano, almeno sui modi e non soltanto in Rete, distanti il più possibile dalla palude della creazione artificiosa di aspettative, dell’illusione, del cinismo e dello scetticismo. Altrettanto forte è l’auspicio di scoprirli sempre più lontani dalla retorica dell’apocalisse e dal sapere nostalgico, in grado, cioè, di sapere raccontare anche scomode verità.

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