La crisi nei giovani un atteggiamento mentale

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  19 dicembre, 2012  |  Nessun commento
19 dicembre, 2012
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Leggo con inte­resse que­sto post su Solferino28, smet­tia­mola di nascon­derci die­tro l’alibi della crisi, e penso. Penso prima di tutto a quel con­si­gliere comu­nale che mi ha detto “noi ci rivol­giamo anche agli ultimi, non solo alle eccel­lenze” per dire che di certo non tutti sono pronti a fare da soli per tanti motivi, e per dire anche che la vera crisi è quella del 57enne a 6 anni dalla pen­sione che smette di lavo­rare in fon­de­ria, per una volontà non sua.

Que­sto pre­messo, e così ristretto il campo, par­liamo degli altri. Gli altri sono tutti quei gio­vani che la crisi la stanno bel­la­mente navi­gando, che gio­vano di una situa­zione troppo dif­fi­cile per essere gestita. Pur­troppo penso che la crisi sia anche un atteg­gia­mento, il “minimo sin­da­cale” (che Siro ha bel rac­con­tato in que­sto post) è spesso una scusa, e si va avanti cosi, a zavor­rare sistemi sociali che spesso sono troppo buoni con chi non lo meri­te­rebbe e a lamen­tare diritti che oggi sono putroppo uto­pie. Il punto è uno e solo uno: è inu­tile pre­ten­dere qual­cosa da un “con­te­sto inane e intan­gi­bile” quando si potrebbe avere molto meno ma quel molto meno è li, a por­tata di mano (ne par­lavo qual­che tempo fa, pro­ba­bil­mente andiamo verso un’economia del molto meno). Fac­cio anche 5 esempi per avva­lo­rare la mia tesi, e mi ripro­metto di non pen­sarci più di 5 minuti e di non andare oltre quanto mi è acca­duto negli ultimi 7 giorni:

  • sono stato a rac­con­tare la mia espe­rienza a un gruppo di gio­vani, i mar­ke­ters, che stanno pro­vando a capire come aumen­tare le pro­prie pro­ba­bi­lità di costruire un futuro solido inve­stendo da adesso in un asso­cia­zio­ni­smo proat­tivo che di certo darà i pro­pri frutti
  • ho par­lato con un amico che mi ha detto “io per un po’ voglio lavo­rare gra­tis, non so niente, e quindi è giu­sto che ini­zial­mente chi mi inse­gna non mi dia nulla”. Chi di noi è dispo­sto (per un periodo) a lavo­rare gratis?
  • ho incon­trato una per­sona che ha lasciato un posto più sicuro per fare qual­cosa di pro­prio, rischiando anche tanto
  • ho impa­rato a cono­scere il mondo dei Fab Lab e i trend che ci gui­de­ranno nel 2013
  • mi sono addor­men­tato due volte sul divano per la stanchezza :-)

Il mondo di oggi è “per veri duri”, è finito il tempo in cui “lui faceva il capo­sta­zione per­ché non amava la cam­pa­gna” (parole di mia nonna su un vec­chio zio) ed è pro­ba­bil­mente finito anche il tempo in cui la mac­china sta­tale è in obbligo di garan­tire un lavoro ai gio­vani. La vera ver­go­gna è legata alle ren­dite di posi­zione, alla lobby, a tante pen­sioni da 4.000 euro al mese quando la col­let­ti­vità è nel panico. L’unica cosa da fare però è pren­dere atto della situa­zione, dare due giri alle mani­che e par­tire. Chi è scon­tento e sfi­du­ciato abbia il corag­gio di cam­biare paese, io credo però che chi ha voglia di andare un po’ più in la può ancora far­cela, anche in Ita­lia. Rifiu­tando l’atteggiamento pas­sivo, impa­rando a fare, sfrut­tando le tec­no­lo­gie come fat­tore abi­li­tante del nostro domani pro­ba­bil­mente potremo ancora dire la nostra. La torta è molto più pic­cola, ma la fuori c’è una torta nuova, e chi sarà bravo potrà gustare le prime fette.

Sono sem­pre più con­vinto che avremo meno soldi in tasca, ma anche meno neces­sità di spen­derli gra­zie a micro ser­vizi demo­cra­tiz­zati, e sono ancor più con­vinto che una nuova forma di scam­bio ana­lo­gico e digi­tale si farà avanti, con la rela­zione come prin­ci­pale moneta di un nuovo sistema eco­no­mico tutto da scoprire.

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