Niente censura, a Dubai vince Internet: la rete resta libera

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18 dicembre, 2012
Libera e senza censure: Internet non è in pericolo

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Internet è salva, viva Internet. Tra confusione, super limousine connesse in real time e due settimane di “all inclusive” su diritti della rete, privacy, libera concorrenza e pericoli di monopoli digitali, tutto resta al suo posto. La World Conference on International Telecommunications che si è conclusa a Dubai lo scorso week end, non rivoluziona nulla a livello di controllo di Internet, perché Unione Europea (Italia in testa), Usa, Gran Bretagna, Canada e Australia si sono fermamente opposte alla richiesta di India, Cina e Russia, che auspicavano un totale controllo degli enti governativi sulla rete.

Sarebbe stato un paradosso temporale bello e buono: se è vero che parlare di “libertà totale” su qualcosa, come Internet, che non può avere una sicurezza ermetica, è altrettanto vero che la purezza e la vastità del world wide web non possono essere inglobati o diretti da una sola sovranità, il che impedirebbe la libertà di espressione, rischiando seriamente di minare il senso stesso della rete.

Ecco perché, dalla conferenza organizzata dall’ITU (Unione internazionale delle telecomunicazioni), si è usciti con un sostanziale pareggio a reti bianche. Se Internet resterà tutto sommato libera e priva di censure, va rimarcato che è stato comunque sottoscritto un nuovo parziale regolamento internazionale sulla rete e le telecomunicazioni, che entrerà in vigore dal 2015 e potrebbe consegnare ai Governi un maggiore controllo su Internet. Il segretario generale dell’Itu, Hamadoun Tourè, lo ha definito “un’opportunità storica per portare connettività ai due terzi della popolazione mondiale che ancora è offline”.

Tradotto: nessuna catena, ma alcuni paletti (ad esempio sul problema dello spam). Che però possono essere accettati anche dai colossi internazionali, presenti a Dubai, in particolare Mozilla e Google, felici anche per il non passaggio di un’altra richiesta, quella degli operatori mondiali della telecomunicazione inerente al principio di neutralità della rete. Nessuna abolizione, nessun dazio per il traffico generato dai fornitori di servizi on line (Twitter, Facebook, Google, ecc). Tutto come prima, anzi, più di prima.

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