Il bello deve ancora arrivare

Scritto da:     Tags:      Data di inserimento:  17 dicembre, 2012  |  Nessun commento
17 dicembre, 2012
monti-passera-586x393

Visite: 7576

È stata approvata la legge di conversione del decreto “Crescita 2.0″ (detto anche Agenda Digitale). Per avere un’idea su cosa significhi, leggi questo articolo di Matteo Peppucci.

Come tutte le agende (gerundivo di “agere”, cose da fare, appunto) contiene un bel numero di attività da mettere in piedi e infondere in esse le risorse per camminare. Una bella sfida, perché è vero che non si tratta solo di soldi, ma si tratta anche di soldi.

Mettiamola così. Da qualche parte nei piani alti della politica, si è preso atto che ci sono delle forze all’interno della pubblica amministrazione (no, non sono tutti ladri e incompetenti) e nella società civile, capaci di inventiva, impegno e coraggio. Per questa ragione, si è messo a punto una cornice di norme, mentre il quadro vero e proprio, i colori e la tecnica, sono lasciati un po’ nel vago.

Ma vi prego, guardiamo il bicchiere mezzo pieno, perché sino a qualche giorno fa, il bicchiere era pronto a sparire.

Però non fidarti di quello che penso io, e ascolta altre campane per avere un quadro generale: Michele Vianello; Luca Corsato; Simone Favaro.

Adesso parto per la tangente.

Questo Paese per decenni ha snobbato certe professioni perché non erano “intellettuali”. Ha preferito gli studi umanistici? Non direi, perché se il 71% della popolazione italiana (secondo uno studio di Tullio De Mauro) non è in grado di comprendere un testo di media difficoltà, forse non erano studi umanistici quelli che si sono fatti.

Abbiamo preferito le materie scientifiche? Ho qualche dubbio.

Le conseguenze di una tale condotta sono lampanti: il Web per la maggioranza degli italiani serve ad ammazzare il tempo, non a comprendere e gestire la complessità di un mondo dove la tecnologia è diventata democratica.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando in California, i membri dell’Homebrew Computer Club sognavano di portare il calcolatore elettronico in ogni casa. La tecnologia è uscita per sempre da centri di ricerca e università, e dilaga. Il che vuol dire travolgere interi settori lavorativi, ridimensionandoli, o addirittura cancellandoli. Basta vedere cosa accade nell’editoria. E il bello deve ancora arrivare.

Questo decreto (lontano dall’essere perfetto, su questo concordo pure io) prende atto che accade qualcosa. Chi ha responsabilità nella pubblica amministrazione, nelle imprese, adesso sa che in questo assonnato Paese, equilibri piccoli e grandi possono essere cambiati. Bisogna prepararsi, perché ignorare o mettersi di traverso, o snobbare quanto accade, non serve.

Sarò impopolare: è meglio comprendere che essere solidali, e questo è più il momento per il primo che per il secondo. Perché scegliendo di capire, si aiuta davvero.

Se si fissa una cornice, questa, benché vuota, trasmette un messaggio, una volontà: vogliamo esserci, nel mondo che cambia. O almeno proviamoci.

Resta un ostacolo: come riempire la tela? Come spiegare agli italiani che stanno su Facebook che quanto accade, riguarda soprattutto loro?

Lascia un commento


Ti potrebbe interessare anche: