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Decreto crescita e Agenzia per l’Italia digitale: un nuovo modello di dati

Decreto crescita e Agenzia per l’Italia digitale: un nuovo modello di dati
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Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Agenzia per l’Italia digitale? Non solo ma anche, verrebbe da dire, visto che gli attori in causa, come abbiamo già avuto modo di verificare, sono tanti e abbracciano pubblica amministrazione, cittadini, imprese, associazioni. L’ex DigitPA, però, avrà sicuramente un ruolo chiave nel processo che dovrà portare la comunità italiana verso una condivisione dei dati nuova, più fruibile e condivisibile.

In quest’ottica, la marcia degli Stati Generali dell’Innovazione (e anche di Pionero) verso l’Opendataday del 23 febbraio si arricchisce di un particolare istituzionale rilevante, soprattutto dopo il varo definitivo del decreto crescita 2.0 e, di conseguenza, dell’open by default per quel che riguarda i dati aperti. “L’agenzia è anche una fusione di organi preesistenti e in questo senso erano già state attivate delle iniziative in termini di linee guida all’uso di open data interoperabili – dice Francesco Tortorelli dell’Agenzia per l’Italia Digitale -. L’obiettivo finale è però creare modelli che portano alla produzione di dati che siano effettivamente usabili e riutilizzabili da parte di cittadini e imprese”.

 

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In questo senso, quindi, il decreto Digitalia si inserisce perfettamente nel contesto, sponsorizzando l’open data ma soprattutto affidando alla stessa Agenzia una serie di compiti specifici. “Dovremo sicuramente organizzarci e certificare le azioni pre-esistenti, per poi trovare le leve atte a generare determinate economie su questi dati. Ciò sposta anche il baricentro dall’amministrazione che parla in maniera monodirezionale con i suoi utenti a quella che ascolta le esigenze di imprese e professionisti che dai dati della PA possono ricavare enormi benefici. Questo porterà ad un ripensamento dei modelli con cui si creano i sistemi informativi, che devono essere realizzati in un modo diverso, più funzionale al contesto”.

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