Decreto crescita 2.0: le principali disposizioni della legge di conversione

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17 dicembre, 2012
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Sono molte ed assai importanti le novità dettate dalla legge di conversione del d.l. n. 179/2012 “Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese”, il cd decreto crescita bis. Esso è ricco di misure che toccano la società dell’informazione, gli enti locali e più in generale le Pubbliche Amministrazioni. Ecco una sintesi delle misure di maggiore rilievo

di Arturo Bianco
tratto da Egovnews

LO SVILUPPO DELL’USO DELLA INFORMATICA E LA CARTA DI IDENTITÀ ELETTRONICA

L’articolo 1 prevede misure per la promozione dello sviluppo della economia e della cultura digitali, nonché per favorire la domanda di servizi digitali, lo sviluppo della alfabetizzazione informatica e la ricerca ed innovazione tecnologica. Si stabilisce che annualmente il Governo presenti al Parlamento una specifica relazione. Tali iniziative devono essere rispettose della autonomia costituzionalmente garantita delle regioni e delle autonomie locali. Si dispone che con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sia regolamentato l’ampliamento della carta di identità elettronica, con la sua estensione come tessera sanitaria, prevedendo il suo rilascio gratuito. A tal fine sono stanziate specifiche risorse aggiuntive. Per non creare effetti di interruzione e/o sospensione, si stabilisce che nelle more della adozione di tale Decreto si continui la produzione delle carte di identità elettroniche nel formato attualmente utilizzato.

L’ANAGRAFE NAZIONALE DELLA POPOLAZIONE
L’articolo 2 disciplina la realizzazione della anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), che prende il posto dell’Indice Nazionale dell’Anagrafe (INA) e dell’Anagrafe della popolazione residente all’estero (AIRE). Rimangono ferme le attribuzioni dei sindaci: l’ANPR prende il posto della anagrafe dei singoli comuni e dell’AIRE, garantendo ai singoli comuni, anche in forma associata lo svolgimento dei compiti ad essi assegnati da parte del legislatore. Vengono previste forme di aggiornamento e verifica continua dell’effettivo rispetto degli standard di sicurezza ritenuti necessari. Tale completamento si dovrà realizzare entro il dicembre del 2014. Essa garantirà l’accesso alle informazioni anagrafiche alle p.a. ed ai gestori di pubblici servizi, mentre la certificazione appartiene alla competenza dei comuni. Si prevede che con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri siano dettate le misure di sicurezza da garantire per la tutela della privacy, i criteri per la interoparabilità con le altre banche dati di interesse nazionale e regionale, le regole per la erogazione degli altri servizi (quali l’invio telematico della certificazione di nascita e di quella che consente la inumazione). Si prevede che questa certificazione sia inviata ai comuni da parte dei medici esclusivamente in forma telematica. Viene infine disposto che, sulla base di una specifica convenzione, i sindaci dei comuni aderenti alle Unioni possano delegare le funzioni di ufficiale di stato civile e di anagrafe a personale idoneo sia della stessa Unione che di uno dei comuni aderenti.

L’ARCHIVO NAZIONALE DELLE STRADE
Con l’articolo 3 si delega il Governo, con uno specifico regolamento, alla disciplina dello svolgimento con cadenza annuale del censimento della popolazione e dell’Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane (ANNSCU), censimento quest’ultimo che deve essere svolto dall’ISTAT e dalla Agenzia del Territorio in collaborazione con i comuni, chiamati a fornire le informazioni sulla base di uno standard predefinito. Il Governo è delegato ad emanare entro 90 giorni dalla legge di conversione del decreto uno specifico regolamento per il riordino del Sistema statistico nazionale. Viene regolamentata la istituzione e la disciplina della Commissione per la garanzia della qualità della informazione statistica. Si dispone la possibilità di utilizzare alla bisogna imprese gestori di servivi pubblici locali.

IL DOMICILIO DIGITALE
Con l’articolo 4 si offre ai cittadini la possibilità di dichiarare il loro domicilio digitale con riferimento agli indirizzi di posta elettronica certificata con il successivo inserimento nell’anagrafe nazionale. Le modalità saranno dettate con uno specifico Decreto del Ministro dell’interno e dal prossimo 1 gennaio 2013 le p.a. dialogheranno con questi cittadini esclusivamente con tali modalità. Se i cittadini non hanno a disposizione questi strumenti, le p.a. producono dei documenti digitali da trasmettere con le tradizionali modalità della lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Di tali circostanze si deve dare adeguata informazione ai cittadini.

LA POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA
Le novità sono contenute negli articoli 5 e 6. Con il primo si estende l’obbligo per le imprese di darsi un indirizzo di posta elettronica certificata, con vincolo di deposito presso l’ufficio del registro delle imprese competenti. L’obbligo per le piccole imprese di dotarsi della posta elettronica certificata è anticipato al 30 giugno 2013 rispetto alla previsione iniziale del 31 dicembre 2013. Viene inoltre istituito, entro i 6 mesi successivi alla entrata in vigore del d.l., l’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC) delle imprese e dei professionisti, presso il Ministero per lo sviluppo economico, che si avvale delle strutture informatiche delle Camere di Commercio. Ad esso potranno accedere le p.a. ed i professionisti e le imprese iscritte, nonché tutti i cittadini. Gli ordini ed i collegi professionali sono chiamati a dare le informazioni in loro possesso.
Con l’articolo 6 si stabilisce che la inosservanza dell’obbligo dell’uso della posta elettronica nelle comunicazioni tra le p.a. determina il maturare di responsabilità amministrativa e contabile. Della circostanza che le p.a. non dialoghino tramite posta elettronica certificata si deve tenere adeguatamente conto nella valutazione delle performance dei dirigenti. Si prevede la formazione dell’indice degli indirizzi di posta elettronica certificata delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi. La verifica della provenienza viene fatta tramite la firma digitale, la PEC o altri strumenti idonei. Parimenti matura responsabilità amministrativa e contabile nel caso in cui non si dia corso alle istanze presentate in forma telematica. Il vincolo alla estensione dell’uso della telematica si applica anche ai gestori dei servizi pubblici, che sono chiamati a pubblicare sul proprio sito internet almeno un indirizzo di posta elettronica certificata. Si introduce l’atto pubblico notarile informatico nell’ambito degli appalti delle p.a. a partire dallo 1 gennaio 2013..

LA TRASMISSIONE TELEMATICA DEI CERTIFICATI DI MALATTIA
Le novità sono dettate dall’articolo 7. Esso stabilisce che dopo 60 giorni dalla entrata in vigore del decreto-legge, cioè dal 19 dicembre, le certificazioni di malattia dei dipendenti pubblici, compresi quelli dei cd settori non contrattualizzati, devono essere prodotte e trasmesse esclusivamente in modo elettronico, tranne che per le forze armate ed i vigili del fuoco. Le certificazioni di malattia devono, a richiesta, essere trasmesse in forma telematica anche al lavoratore che ne faccia richiesta. Deve essere inviata in forma telematica anche la certificazione di malattia dei figli per la fruizione del congedo; si dispone inoltre l’obbligo della comunicazione diretta da parte del lavoratore al medico del genitore che fruirà di tale congedo.

L’ACCESSO ALLE INFORMAZIONI ED IL RIUSO
Le p.a. sono impegnate dall’articolo 9 a favorire l’accesso telematico alle informazioni ed al riutilizzo dei dati e dei documenti. A tale scopo le p.a. devono pubblicare sul sito internet i regolamenti sulla utilizzazione di tali dati che si intendono rilasciati come di “tipo aperto”. Tale pubblicazione va inserita nella pagina denominata “Trasparenza, valutazione e merito”. Come tali si deve intendere “un formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi”. La disposizione detta anche la definizione dei dati di tipo aperto: “disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali; accessibili attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti, adatti all’utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e provvisti dei relativi metadati; resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione” (fatti salvi i casi eccezionali in cui l’Agenzia può autorizzare la loro fruizione a costi maggiori). Viene previsto l’obbligo di garantire nei capitolati e negli schemi di contratto pubblici la presenza di clausole che garantiscano l’accesso telematico ed il riutilizzo. Di tali elementi si deve tenere conto nella valutazione dei dirigenti.
L’Agenzia per l’Italia digitale è impegnata a promuovere la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico ed a tale fine definisce specifiche linee guida a cadenza annuale. Tale articolo inoltre estende le disposizioni per favorire l’accesso e l’uso delle tecnologie informatiche da parte dei disabili anche a tutti i soggetti che usufruiscono di contributi pubblici, impegnando i datori di lavoro pubblici a fornire le necessarie strumentazioni nell’ambito delle proprie disponibilità destinate all’informatica.  Nella formazione digitale dei propri dipendenti le p.a. sono impegnate a prestare specifica attenzione a queste disposizioni. Si rafforzano le tutele offerte ai lavoratori disabili per l’accesso ai siti internet e l’utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche. Entro il 31 marzo di ogni anno le p.a. devono pubblicare sul sito web gli obiettivi di accessibilità da raggiungere nel corso dell’anno: la mancata pubblicazione di tali informazioni ed il mancato adeguamento alle prescrizioni dettate dalla Agenzia per l’Italia digitale devono essere considerati nell’ambito della valutazione dei dirigenti e determina nei loro confronti il maturare di responsabilità amministrativa e disciplinare.

L’ACQUISTO DI SOFTWARE
Con l’articolo 9-bis si dettano le regole per l’acquisto di software da parte delle p.a. Si stabilisce che esse debbano dare corso ad una valutazione di tipo comparativo tra le offerte presenti nel mercato per i software sviluppati per conto di amministrazioni pubbliche e/o per il loro riutilizzo, anche in parte; per quelli liberi o a codice sorgente aperto; per quelli fruibili in modalità cloud computing, per quelli di tipo proprietario mediante il ricorso ad una licenza d’uso e per quelli che sono una combinazione di tali disposizioni. Le amministrazioni devono comparare il costo complessivo (cioè l’acquisto, la implementazione, il mantenimento ed il supporto), il livello di utilizzabilità di formati di tipo aperto e gli standard in grado di dare risposta alle esigenze di interoperabilità e cooperazione applicativa, le garanzie di sicurezza. Solo nel caso in cui non sia possibile effettuare acquisizioni di soluzioni disponibili nelle p.a. o con modalità aperte, gli enti potranno procedere all’acquisto mediante licenze d’uso. Si deve tenere conto delle prescrizioni dettate dall’Agenzia per l’Italia digitale.

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