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L’Agenda Digitale e il telelavoro “by default”

L’Agenda Digitale e il telelavoro “by default”
2 minuti di lettura

Nella legge appena approvata in tema di Agenda Digitale, tra tutti gli aspetti mancanti (ad esempio alfabetizzazione digitale, e-commerce), da migliorare sensibilmente (ad esempio startup, mercato degli operatori di telecomunicazioni) e significativamente presenti (dati aperti, comunità intelligenti) ce n’è uno che ritengo sia segno di una importante innovazione ma che non ha avuto (finora) nessuna eco. Non so se stranamente o ovviamente.

Si tratta dell’introduzione dell’obbligo, per le amministrazioni, di redigere un “piano per l’utilizzo del telelavoro e che si propone di realizzare una sorta di telelavoro “by default”, nello stesso spirito del Telework Enhancement Act, realizzato dall’amministrazione Obama nel 2010, e che vincola tutte le amministrazioni federali Usa ad un piano per l’attuazione del telelavoro. Il provvedimento è stato introdotto con un emendamento al testo originario e deriva da una delle proposte raccolte dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione, nell’ambito di un lavoro realizzato in modo collaborativo su wiki e in riunioni dedicate.

Il testo prevede che nel piano (da redigere entro 60 giorni dalla data di conversione in legge) le amministrazioni debbano specificare “le modalità di realizzazione e le eventuali attività per cui non è possibile l’utilizzo del telelavoro”: si assume, pertanto, che tutte le attività possano essere svolte in modalità di telelavoro a meno di giustificate ragioni di “impossibilità”.

Il telelavoro, finora ristretto a specifiche fasce di popolazione e con precise limitazioni d’attuazione, diventa di fatto una delle possibili modalità di lavoro. Il cambiamento può essere epocale, perché viralmente costringe le amministrazioni a riorganizzarsi verso un lavoro orientato agli obiettivi e ai risultati e non misurato in termini di ore d’ufficio. Se anche noi tutti vigileremo sull’efficace attuazione del provvedimento.

Oggi solo il 5% dei lavoratori italiani utilizza il telelavoro (rapporto dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano): un dato che evidenzia, chiaramente, l’arretratezza organizzativa e anche la difficoltà di attuare i modelli propri del “lavoro della conoscenza”.

Non basta, naturalmente, questo provvedimento, per cambiare modello di approccio al telelavoro e per realizzarlo compiutamente, ma può rappresentare una spinta importante. E un passo fondamentale nel percorso verso il cambiamento del modello di lavoro, oltre che del paradigma della mobilità, da concepire sempre più (in ottica di “città intelligenti”) come una scelta e non una necessità.

 

 

(disegno di Anna Luchs, tratto da un articolo in tema di telelavoro

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25 anni di esperienza in campo tecnico, gestionale e manageriale. Consulente, Formatore e autore di diversi articoli e libri sui temi dell'organizzazione, del management, delle competenze e dell’innovazione dall’ICT, è attualmente partner di P.I.CO. Srl – società di consulenza organizzativa, e consulente Ricerca e Sviluppo del CATTID – Università La Sapienza– Roma. Da anni promuove iniziative in campo nazionale sui temi dell'innovazione ed è attualmente Vicepresidente dell'Associazione Stati Generali dell'Innovazione, di cui è anche fondatore.

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