secondo l’art. 9 del decreto 179/2012 convertito in legge…

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14 dicembre, 2012
Apocalypse_Now_01

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Quelli che vedete nella foto sono gli eserciti di sviluppatori di app che da ieri si dirigono verso le PA per prenderne i dati. Di fronte ai poveri funzionari e dirigenti impauriti spianano una spietatissima arma:

l’articolo 9 del decreto 179/2012 convertito in legge n°/2012 del 13 dicembre 2012 e pubblicata in G.U. il **/12/2012

1. Al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l’articolo 52 e’ sostituito dal seguente:

«Art. 52 (Accesso telematico e riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni). – 1. L’accesso telematico a dati, documenti e procedimenti e il riutilizzo dei dati e documenti e’ disciplinato dai soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, secondo le disposizioni del presente codice e nel rispetto della normativa vigente. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, le

pubbliche amministrazioni pubblicano nel proprio sito web, all’interno della sezione «Trasparenza, valutazione e merito» i

regolamenti che disciplinano l’esercizio della facolta’ di accesso telematico il riutilizzo, compreso il catalogo dei dati e dei

metadati in loro possesso. 2. I dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano, con qualsiasi modalita’, senza l’espressa adozione di una licenza di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, si intendono rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi all’articolo 68, comma 3, del presente Codice. L’eventuale adozione di una licenza di cui al citato articolo 2, comma 1, lettera h), e’ motivata ai sensi delle linee guida nazionali di cui al comma 7.

Passato lo spavento e resosi conto che tutti questi sviluppatori sono in realtà quattro gatti, cominceranno a cercare le norme attuative e non trovandole, porranno la drammatica “arma di fine mondo” della Pubblica Amministrazione:

non c’è ancora una procedura che indichi il “come”

Una cosa però appare in tutto il suo splendore: aver inserito nella (cosidetta) Agenda una serie di tematiche legate alla tecnologia che prima apparivano argomento di pochi originali ed in un qualche modo snob tecnocrati!

Una prova? Eccola! Non basta? Allora, visto che è anche l’anniversario dei 10 anni di Creative Commons, ecco riportata un’altra analisi che amplia il discorso sul copyright. Tutte queste notizie erano riservate, fino a poco fa, in qualche angolino di rivista specializzata; le persone non erano sempre le solite 50/70 ma le 5/6 (vero Gigi?).

Quindi? Tutto è bene finché inizia bene!

Le cose da fare sono tantissime, e personalmente lo sto vivendo a Venezia dove sperimentiamo la costruzione collettiva di un portale dati tra Amministrazione, dipendenti pubblici, cittadini e associazioni. Già iniziare a rivedere il flusso dati e la loro pubblicazione è un lavoro immenso per un Ente e per chi ci lavora, figuriamoci poi riusarli questi dati.

Sono però ottimista, ma bisogna divederci i compiti ognuno per le proprie competenze, professionalità e interessi. “Fatta la legge trovato l’inganno” si dice, quindi ora che lo Stato dichiara i suoi dati riusabili, sono i Cittadini che devono comprendere le ragioni che stanno dietro a questa scelta.

La comprensione passa attraverso la consapevolezza che proteggere la propria conoscenza porta all’immersione delle fonti che producono quella stessa conoscenza. Significa che anche i Cittadini stessi devono comprendere che solo attraverso la condivisione ed il riuso dei propri dati, dei propri saperi si possono avanzare tutte quelle istanze che irrimediabilmente andranno ad agire nei governi, siano essi locali o nazionali.

Detto questo, e a conferma di quanto scritto, ci si vede:

tenendo conto che in questo stesso periodo si svolgerà un contest meglio noto come Elezioni Politiche: ognuno di noi deve essere lobby di sè stesso e chiedere fermamente che chiunque verrà proposto a rappresentarci non può e non deve retrocedere di un passo da queste conquiste.

Nessuno deve concendere la possibilità di un “riparliamone”.

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