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Quel digitale, onda di superficie

Quel digitale, onda di superficie
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Il decreto Crescita 2.0 è stato approvato e un traguardo è stato raggiunto,  va dato merito a chi ha lottato con i denti affinché questo potesse avvenire prima di fine legislatura. Tuttavia, la parte relativa all’Agenda Digitale, così a caldo, mi ha lasciato un po’ la bocca amara. Non non ho visto, infatti, alcun segnale di una riorganizzazione del mondo del lavoro in funzione del Digitale.

Mi riferisco all’home o al nomad working, ovvero la possibilità di sfruttare il digitale per consentire, laddove ovviamente il business lo permette, di evitare la presenza fisica in ufficio. Anzi, vi sono incentivi volti a “spingere” le imprese innovative verso incubatori o aree geografiche “strategiche” per lo sviluppo del digitale.

Mentre il Financial Times dedica un intero report alla connected workplace 2012 in cui evidenzia la possibilità offerta dal digitale del co-working da remoto, all’interno della legge non si fa minimo cenno alla incentivazione di queste modalità (se non nel rapporto tra impresa -PA, PA – PA, PA-Cittadino).

E’ chiaro che tutto non si sarebbe potuto fare ma, così come si è avvertita la priorità di incentivare le StartUP, allo stesso modo sarebbe stato utile stimolare la riorganizzazione dei processi aziendali in chiave digitale.

L’impatto sarebbe stato multiplo:

  • avrebbe stimolato StartUP con “offerte” per il connected working;
  • avrebbe consentito alle imprese di non prendersi carico di costi di gestione legati ad immobili e dotazioni infrastrutturali;
  • avrebbe “costretto” le amministrazioni a dotarsi di infrastrutture di rete, rendendosi appetibili agli investimenti da parte delle imprese;
  • avrebbe permesso al dipendente/collaboratore di non spendere una quota consistente del proprio stipendio nel trasporto per raggiungere il posto di lavoro.

Purtroppo lasciare alla sola iniziativa dell’imprenditore questo tipo di evoluzione non è realizzabile per tutta una serie di motivi, non ultimo quello culturale. C’è da auspicarsi che nel programma dell’Agenda saranno previsti anche questi temi.

Foto del profilo di Simone Favaro
Da oltre 10 anni collabora con imprese, personaggi pubblici e associazioni nella gestione della propria immagine. In rete sin dai primi anni 90, ha contribuito alla creazione del Medialab presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Trieste ed è stato autore di articoli su comunicazione e nuovi media per Punto Informatico. E’ stato co-fondatore dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo di Scienze della Comunicazione (2000), prima associazione nazionale specificatamente dedicata al corso di Laurea, co-organizzatore dei Meeting Nazionali di Scienze della Comunicazione (2000-2003), promotore di VenetoIN, Business Network degli utenti LinledIN del Veneto (2008). Attualmente scrive per SNID magazine, rivista del master in Social Network Influence Design del Politecnico di Milano e tiene corsi e seminari su social media e comunicazione presso università pubbliche e private in Turchia.

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