Quel digitale, onda di superficie

Scritto da:     Tags:  , ,     Data di inserimento:  14 dicembre, 2012  |  Nessun commento
14 dicembre, 2012

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Il decreto Crescita 2.0 è stato approvato e un traguardo è stato raggiunto,  va dato merito a chi ha lottato con i denti affinché questo potesse avvenire prima di fine legislatura. Tuttavia, la parte relativa all’Agenda Digitale, così a caldo, mi ha lasciato un po’ la bocca amara. Non non ho visto, infatti, alcun segnale di una riorganizzazione del mondo del lavoro in funzione del Digitale.

Mi riferisco all’home o al nomad working, ovvero la possibilità di sfruttare il digitale per consentire, laddove ovviamente il business lo permette, di evitare la presenza fisica in ufficio. Anzi, vi sono incentivi volti a “spingere” le imprese innovative verso incubatori o aree geografiche “strategiche” per lo sviluppo del digitale.

Mentre il Financial Times dedica un intero report alla connected workplace 2012 in cui evidenzia la possibilità offerta dal digitale del co-working da remoto, all’interno della legge non si fa minimo cenno alla incentivazione di queste modalità (se non nel rapporto tra impresa -PA, PA – PA, PA-Cittadino).

E’ chiaro che tutto non si sarebbe potuto fare ma, così come si è avvertita la priorità di incentivare le StartUP, allo stesso modo sarebbe stato utile stimolare la riorganizzazione dei processi aziendali in chiave digitale.

L’impatto sarebbe stato multiplo:

  • avrebbe stimolato StartUP con “offerte” per il connected working;
  • avrebbe consentito alle imprese di non prendersi carico di costi di gestione legati ad immobili e dotazioni infrastrutturali;
  • avrebbe “costretto” le amministrazioni a dotarsi di infrastrutture di rete, rendendosi appetibili agli investimenti da parte delle imprese;
  • avrebbe permesso al dipendente/collaboratore di non spendere una quota consistente del proprio stipendio nel trasporto per raggiungere il posto di lavoro.

Purtroppo lasciare alla sola iniziativa dell’imprenditore questo tipo di evoluzione non è realizzabile per tutta una serie di motivi, non ultimo quello culturale. C’è da auspicarsi che nel programma dell’Agenda saranno previsti anche questi temi.

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