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Perche’ l’Agenda Digitale potrebbe non essere credibile

Perche’ l’Agenda Digitale potrebbe non essere credibile
2 minuti di lettura

Ho assistito al varo di Agenda Digitale. Ho tifato perché venisse approvata.

Sto leggendo commenti vari pubblicati su autorevoli fonti di stampa. (qui riporto soloIl Sole 24 ore e WIRED), mi riservo di leggere con attenzione il testo.

Se sono veri i commenti che sto leggendo siamo in presenza di una “occasione perduta”.

Segnalo ad esempio come non siano stati affrontati argomenti fondamentali; pochi sanno che l’infrastrutturazione IT di una città non è ricompresa tra le opere di “urbanizzazione primaria”. Quelle obbligatorie insomma. Le leggi urbanistiche e sui lavori pubblici risalgono a qualche lustro fa. I tubi dell’acqua sono obbligatori, l’accesso alla rete invece no. Strano Paese il nostro.

Ma nessuno se ne è accorto.

Colpa della politica? No, cari amici non ci sto.

È un Governo di tecnici “esperti”; soprattutto gli articoli li hanno scritti ed emendati dipendenti pubblici. Alti dirigenti dello Stato e della Pubblica Amministrazione.

L’Agenda Digitale (tranne il caso delle startup) è in larga parte una volontà di autoriforma della Pubblica Amministrazione italiana. Questo è il suo limite, piaccia o no.

Mi chiedo, possono essere coloro che ingessano e burocratizzano la P.A. gli attuatori della riforma??

Rifletteteci bene.

E ancora, le riforme previste da chi saranno attuate nelle Regioni, nei Comuni, nei Tribunali, nelle scuole nell’apparato centrale dello Stato??

Sarà responsabilità della politica? Certo, ma non solo.

Prima di tutto il soggetto attuatore sarà identificabile nei gruppi dirigenti degli apparati dello Stato e della Pubblica Amministrazione.

Credete davvero che coloro che hanno fatto della cultura del rispetto della norma il fulcro del loro potere accetteranno di scardinare il fondamento stesso del loro esistere??

È chiaro che impatto finanziario positivo avrebbero riforme profonde nel modo stesso di funzionare della P.A.?

Qualcuno ha pensato all’impatto sulle nostre città, sul loro funzionamento di mobile, social networking, cloud computer? Altro che smart cities!!

L’Agenda Digitale sarebbe stata credibile se fosse stata accompagnata da norme di accompagnamento al pensionamento di grande parte dei dirigenti, dei capi centro (qualcuno pensa davvero che il capo centro dell’ACTV abbandonerà l’IMOB? semplice esempio), dei quadri, dei Giudici, dei Presidi, degli Insegnanti. E non è solo un problema di età.

Nelle aziende private la gestione dei cambiamenti organizzativi -soprattutto se dovuti all’introduzione di tecnologie I.T. “disruptive”- sono pacificamente accompagnate dal cambiamento del management. Sta nelle regole del gioco. Perché nel pubblico non dovrebbe essere così?

E ancora. La riforma della P.A. va scritta da chi è esterno alla P.A., scardinando i fondamentali della P.A..

Non basta introdurre qualche IPAD, la carta d’identità elettronica e Open Data per dire abbiamo fatto l’Agenda Digitale. Ciò è ridicolo.

Siamo ancora in presenza di “digitalizzazione dell’esistente”. Purtroppo.

In realtà il mondo dell’innovazione ci prepara sfide ardue alle quali “culturalmente” non siamo attrezzati.

Non ce l’ho con i pubblici dipendenti. Semplicemente non sono adeguati culturalmente alle sfide che ci aspettano.

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Foto del profilo di Michele Vianello
Ex Direttore Generale di VEGA Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, imprime una forte impronta di innovazione IT nel territorio veneziano e veneto, sperimentando e attuando, a favore della crescita tecnologica e della competitività delle imprese, modelli avanzati di sviluppo gestionale e organizzativo “Enterprise 2.0”, nuove modalità di marketing “Web 2.0”, le più avanzate soluzioni tecnologiche e piattaforme di eccellenza. La sua carriera politica ha inizio nel 1997 come Vice Sindaco nella sua città natale: Venezia. Deputato della Repubblica dal 2001 al 2005, rientra a Venezia, braccio destro del Sindaco Cacciari alla guida della città lagunare, fino a ottobre 2009. In quattro anni promuove un cambiamento radicale nell’organizzazione della macchina comunale e nell’interazione tra PA e cittadini, con l’adozione delle filosofie gestionali “Web 2.0” e “Amministrare 2.0”. E’ ideatore delle politiche del Comune di Venezia in materia di banda larga e connettività wi-fi: con il progetto “Cittadinanza digitale” ha reso Venezia la prima città d’Italia completamente digitale, con connessione Internet wi-fi gratuita per tutti i residenti nelle piazze, biblioteche e uffici pubblici; con il portale “Venice Connected”, che intermedia decine di migliaia di ordini, ha contribuito ad innovare la gestione dei flussi turistici della città. Numerose le relazioni, gli scritti e le interviste di natura specialistica rilasciate su riviste e quotidiani. Nel 2010 pubblica il libro “VE 2.0. Cittadini e libertà di accesso alla rete” edito da Marsilio Editori. Ad aprile 2010 è stato insignito del prestigioso premio nazionale “La città dei cittadini – Cineca Award 2010”, quale personalità che si è più distinta in Italia nello sviluppo di progetti che favoriscono la comunicazione tra Istituzioni e cittadini, in particolare nell’erogazione di servizi tramite le nuove tecnologie web.

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