L’agenda digitale in zona Cesarini

Scritto da:     Tags:      Data di inserimento:  14 dicembre, 2012  |  Nessun commento
14 dicembre, 2012
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Ieri mattina è stato convertito in legge, sul filo del rasoio, il Decreto Legge 179/2012 noto come Decreto crescita 2.0 contenente le misure ed i provvedimenti sull’Agenda Digitale in salsa italiana. Come noto, vi è era un fondato rischio che si gettasse alle ortiche un lavoro preparatorio di mesi costituito da Cabine di Regia, gruppi di lavoro e integrazioni con altre proposte di iniziativa parlamentare in tema di digitalizzazione della PA, come la proposta Gentiloni/Palmieri et al.

Non è qui il caso di ripercorrere le tappe di un percorso verso la definizione del Decreto pieno di ostacoli, scontri narrati tra Ministeri e conseguenti proposte apparentemente disomogenee; è utile, piuttosto e a parere di chi scrive, cercare di evidenziare i principali errori compiuti per non commetterne altri nei prossimi mesi che vedranno il prossimo governo impegnato nella definizione e applicazione di quanto previsto nel testo.

1 – il tempo è una risorsa scarsa

Partendo dall’inizio, è stato subito evidente la decisione infelice di costituire una Cabina di Regia (e dei gruppi di lavoro tematici annessi) composta da rappresentanti di troppi Ministeri e impegnata in consultazioni/audizioni con un numero eccessivo di soggetti interessati; sia chiaro, il metodo della consultazione dei cosiddetti “stakeholder” è ampiamente condivisibile, tuttavia mal si è conciliato con un orizzonte temporale di riferimento realistico per l’attività di Governo di 12/18 mesi. La conseguenza è stata che siamo giunti, complici anche le dilazioni sulla costituenda Agenzia per l’Italia Digitale, ad ottobre con il provvedimento pronto ma non ancora approvato. Era noto dal principio che da ottobre/novembre 2012 l’attività legislativa sarebbe stata ridotta e limitata ai provvedimenti, inderogabili, di finanza pubblica. Andava mantenuta la previsione di un’approvazione prevista prima della scorsa estate.

2. – semplificare o complicare?

Chi si occupa di Digitale e Innovazione nella PA non smette di ricordare da anni che la soluzione più adeguata per avere misure subito attuabili è non rinviare a successive linee guida, decreti attuativi e regolamenti vari, ciò che invece è, da subito, prevedere nel provvedimento “madre”. Anche questa volta, invece, i rimandi ad azioni successive sono troppi e trasversali a moltre Amministrazioni che dovranno costituire attività comuni di studio e analisi. Quanto durerà questa fase di regolamentazione secondaria? Abbiamo il sensato timore che si andrà molto avanti prima di avere i provvedimenti attuativi.

3 – un contenitore troppo ampio

E’ sembrato quasi essere di fronte ad un decreto “mille proroghe”. Come sappiamo la rapidità di analisi è approvazione dei provvedimenti normativi delle Camere non è dei migliori. Ciò ha consentito di aggiungere al decreto materie e argomenti troppo diversificati tra loro, con il rischio (scampato) di un “minestrone” dai contenuti poco chiari. Anche il tema del supporto alle start-up, pur importantissimo nel nostro paese per lo sviluppo di nuove imprese innovative, sarebbe stato meglio inquadrarlo in un provvedimento ad hoc, insieme a misure più focalizzate su investimenti, infrastrutture e domada pubblica e privata.

Cosa rimane?

Sono notevoli le critiche e le osservazioni rivolte alla constatazione di aver sprecato un’occasione unica ed irripetibile di far approvare provvedimenti davvero rivoluzionari per la PA italiana in tema di Innovazione e digitalizzazione da parte di un governo tecnico, teoricamente, poco propenso ai “compromessi al ribasso” che molti danni hanno provocato negli ultimi decenni sui temi tipici dell’Agenda Digitale. A fianco di novità importanti, come l’adozione dell’”Open By default” per quanto riguardata i dati prodotti dalle PA (art. 9), vi sono gli aspetti dell’alfabetizzazione digitale, del commercio elettronico per le PMI, della scuola digitale e dello switch-off dei servizi solo poco interessati dalle proposte inserite nel testo. Nuovi interventi normativi saranno necessari sul tema.

In questo quadro, il punto è ora considerare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto e da qui ripartire nel tentativo di agevolare il cammino del prossimo governo nell’implementazione delle misure previste. Nonostante stesse terminando la partita con il triplice fischio dell’arbitro, alcune misure sull’Agenda digitale sono state approvate e, visti gli eventi degli ultimi giorni, può già essere considerato un traguardo positivo. Il Il lavoro è ancora lungo, i provvedimenti secondari dovranno essere varati dal prossimo esecutivo, ma ora è più chiaro l’impegno e la necessaria convergenza che tutti gli attori (Amministrazioni, Imprese, comunità di interesse, ecc.) devono mettere in campo nel tentativo di rendere la PA italiana più moderna e, soprattutto, digitale.

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