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Le regioni come valore aggiunto degli open data: l’esperienza dell’Emilia-Romagna

Riutilizzo dei dati e promozione degli open data: la missione dell'Emilia-Romagna
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Ci sono regioni e regioni. Alcune, come ad esempio il Lazio, si stanno già mettendo in luce con progetti finalizzati alle start up e alla loro diffusione nel territorio. Altre, come ad esempio l’Emilia-Romagna, patria di innovazione concettuale ed effettiva e incubatore sociale di tantissime iniziative atte al miglioramento della vita dei cittadini sfruttando le nuove tecnologie, si confermano ricettive sponsorizzando in pieno l’Opendataday e tutto quello che concerne i dati aperti pubblici, altro aspetto fondamentale del decreto crescita 2.0 appena approvato in via definitiva dal Parlamento.

La giornata bolognese ha bisogno di spinta, oltre che di ospitalità: quello della Regione Emilia Romagna quindi è un impegno doppio, che punta a incoraggiare aziende e cittadini a usare i dati foraggiando concretamente l’open data. “Per noi è molto importante ospitare queste iniziative perché, in ambito open data, abbiamo posto fin dall’inizio attenzione in quello che noi chiamiamo la gestione del rapporto con gli utilizzatori proprio per incentivare il più possibile il riutilizzo dei nostri dati“, è l’incipit di Massimo Fustini.

 

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Si tratta di fare sistema, quindi. Trovando, per quanto possibile, “delle soluzioni comuni e un’omogeneizzazione nell’approccio agli open data, tematiche importantissime in questo senso. L’Opendataday si pone proprio l’obiettivo di mettere insieme utilizzatori, associazioni di cittadini e rappresentanti di produttori insieme: penso che tutto questo sia un grande valore aggiunto per gli open data e la loro diffusione“.

E le regioni? Concretamente, quali iniziative e informative gli enti locali possono e devono intraprendere per fidelizzare i cittadini all’argomento? “Le regioni possono essere cardine tra l’aspetto nazionale e internazionale (noi, come Emilia Romagna, partecipiamo a progetti europei in quest’ottica) e verso gli enti del territorio nella promozione della messa a disposizione dei dati. Dall’altro, cercare di incentivare il più possibile il riutilizzo dei dati con una gestione il più possibile curata del rapporto coi riutilizzatori e associazioni e una partecipazione costante ai gruppi di lavoro“.

Ultimo, ma non per ultimo, l’aspetto che Fustini definisce di co-design dei servizi di open data. “Si tratta di mettersi a disposizione dei riutilizzatori e con loro decidere e progettare come meglio fare open data e mettere a disposizione i dati“.

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