Open data e cultura: come istruire PA, cittadini, enti locali

Scritto da:     Tags:  , , , ,     Data di inserimento:  12 dicembre, 2012  |  Nessun commento
12 dicembre, 2012
La cultura degli open data va radicata dal basso

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La comunità c’è, il sito pure, l’agenda anche. Ora manca solo la contaminazione. Del resto quella dei dati aperti è una vera missione di proselitismo, o meglio, di informazione consapevole. Si tratta di raccogliere informazioni, renderle più semplici da comprendere, e coinvolgere quanti più attori possibili. Solo così anche in Italia l’Opendataday avrà un senso di esistere.

A dire il vero quello che succederà dopo non lo sappiamo neppure noi – dice una delle organizzatrici della reunion bolognese, Silvia Mazzini di Regesta -. Abbiamo messo in piedi questa organizzazione in meno di 15 giorni e abbiamo avuto tantissime adesioni. Nessuno se lo aspettava, ma proprio per questo speriamo che il progetto vada avanti e dia dei risultati veri e concreti, che siano di supporto alle Istituzioni, all’Agenzia per l’Italia Digitale, agli enti locali, ai comuni e più in generale a tutte le pubbliche amministrazioni che vogliono pubblicare dati aperti“.

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Lo scopo, quindi, è creare gruppi di lavoro effettivamente operativi. Partendo dal basso, per arrivare a tutta la comunità italiana abbracciando quanto più Stivale possibile, senza dimenticarsi dell’annosa questione meridionale che purtroppo coinvolge, manco a dirlo, anche la materia open data.

Vogliamo produrre documentazione, applicazioni, strumenti per favorire e migliorare tutto questo panorama – continua la Mazzini -. Il sogno sarebbe creare un vero e proprio Opendata Institute italiano, simile a quello fatto in Gran Bretagna. Perché no? Del resto possiamo solo continuare a lavorare sia in teoria che in pratica mettendo assieme tutte queste persone che dal basso lavorino insieme e continuatamente in questa direzione“.

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