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Il treno che stiamo perdendo

Il treno che stiamo perdendo
3 minuti di lettura

Qualche episodio colto dalla vita quotidiana, per arrivare a una riflessione forse persino intelligente.

Non posso fare nomi (o dovrei?). Ma c’è un piccolo gruppo bancario che offre i suoi servizi online (saldo del conto, bonifici bancari, ecc.) e preme perché i suoi correntisti adottino questa soluzione. Comodità, zero costi e bla bla bla. Ha le certificazioni sulla sicurezza come è giusto che sia (Norton Secured by VeriSign), e il loro sistema impone di cambiare la password ogni quaranta giorni. Bene, peccato che la password possa contenere al massimo otto lettere.

Questo è il male.

Conosco persone che hanno uno smartphone e nessun codice di blocco che li protegga almeno un po’. L’idea che possa essere sottratto da quegli oscuri individui chiamati “ladri” non li sfiora neppure. Backup dei dati del portatile? Richiede troppo tempo, è la risposta. Tutti impegnatissimi, evidentemente: a fare cosa?

Potrei infilarmi nella questione della difesa dei dati personali, ma è un ginepraio: per quasi tutti, compresi i nativi digitali, non esiste niente del genere. Non è un argomento su cui soffermarsi. Le licenze dei software? Guardiamoci in faccia: alzi la mano chi legge le condizioni d’uso di applicazioni o sistemi operativi.

Il treno che stiamo perdendo non è quello che ci porta tante belle novità tecnologiche. Forse la crisi un pregio ce l’ha: costringe tanti a star lontani da acquisti inutili. Ma che sia l’occasione per ripensare a quello che succede, e a come gestirlo, mi pare che accada solo in parte.

Il treno che stiamo perdendo si chiama evoluzione.

A meno di catastrofi naturali che costringono a un radicale cambio di marcia (vedi il meteorite che ha cancellato dalla faccia della Terra i dinosauri), una società si dimostra sana quando evolve. Ha una sufficiente capacità di analisi che le permette di stabilire una gerarchia delle “cose da fare”, e decide. Sceglie cioè quelle di valore, e tralascia le altre, di nessuna utilità.

Come si giudica di solito l’intelligenza di un bambino? Dal fatto che ama capire come funzionano i giocattoli, e li apre. O meglio, li rompe per scoprire che cosa fa muovere l’automobilina; questo getta nello sconforto i genitori, persuasi di avere in casa un piccolo Attila.

Cosa c’è di peggio di un bambino che rompe per comprendere? Probabilmente, degli adulti che non “rompono” perché non hanno voglia di capire. Prendono il regalo… e basta. Se esiste un elemento che offre qualche opportunità a tutti, è la Rete. Come ogni novità non basta adottarla; questo è l’atteggiamento tipico delle culture primitive. Adottano, o meglio prendono a scatola chiusa quello che viene offerto loro perché sicuri che il possesso garantisca qualcosa.

Torniamo a noi: con la Rete occorre sviluppare delle competenze nuove per avere almeno una pallida idea di come funziona, e cosa può fare.

Più si sale nella scala sociale, maggiori sono le responsabilità, e più alte le competenze pretese. Come utente, dovrei avere cura dei miei dispositivi, dei miei dati, cercare di proteggerli al meglio delle mie possibilità.

Se sono a capo di un’organizzazione bancaria, o di qualunque altro genere, non posso limitarmi ad acquistare certificati e appiccicarli sul sito. Dovrei (tenetevi forte), investire in conoscenza, professionalità. E attenzione: essere professionali significa anche avere capacità di ascolto. Curiosità. Certi ruoli esistono non per gratificare l’ego dell’individuo (o almeno non solo): ma per permettere di vedere più lontano. Per individuare il nuovo che si presenta, e scegliere gli individui migliori per governarlo e far sì che distribuisca il meglio a tutti.

Magari riusciremo ancora ad acchiappare quel treno.

Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

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