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I “nemici” della Trasparenza

I “nemici” della Trasparenza
4 minuti di lettura

Si è appena concluso l’OgpItaly (Open Government Partnership Italia) in cui molte esperienze straniere sono state raccontate (su twitter con l’hashtag #ogpitaly qualche breve riassunto degli interventi) mi viene in mente la domanda: ma se le associazioni, i cittadini,  gli organi di governo e i decisori sono tutti a favore della trasparenza, perché il nostro paese è così lontano dall’aver attuato davvero alcuni dei principi della trasparenza?

(Infografica da Trasparency.org sulla percezione della corruzione del pubblico e dei politici, Italia al 72esimo posto).

Siccome tutte le analisi e le ragioni per cui il FOIA sia necessario nel nostro paese e il DIRITTO DI SAPERE sia, appunto, un diritto sono state ampiamente spiegate da tutti gli interlocutori che oggi erano all’OGPItaly,  è inutile dire che il nostro paese, rispetto alle tante esperienze ascoltate ha davvero moltissimi passi in avanti da fare.

Eccomi così a ipotizzare alcune tipologie dei veri e primi “nemici” dell’innovazione e della trasparenza, ovviamente col sorriso.

Il politico romantico: è l’amministratore che negli anni ’70 ciclostilava i volantini da portare alle manifestazioni, ha imparato ad usare la macchina da scrivere e il computer lo vede come un’estensione della sua vecchia Olivetti, ma con uno schermo. Fa protocollare atti e documenti solo su carta e attende, in pace, la fotocopia.

Il dirigente amanuense: esiste una categoria di funzionari PA, oggettivamente 1.0 e assolutamente in buona fede, che ritiene che un atto è pubblico solo se ci sono le firme autografe ed è stampato su carta intestata. E che deve necessariamente finire nel suo archivio cartaceo dietro la scrivania. Sa usare il computer solo per scrivere l’atto su un programma di videoscrittura, ed ogni controllo di normativa viene fatta fare alla segretaria (che chiameremo Santa Google).

Il funzionario insicuro: elabora atti e documenti da pubblicare online ma fino all’ultimo secondo corregge e salva il documento fino a chiamarlo: atto_X_bozza_prima_revisione_seconda_ultima_ok_definitivo_lo_giuro_è_l’ultima_che_salvo.doc. Già, ma nessuno gli ha spiegato che i puntodoc non sono formati standard e dunque si ricomincia daccapo.

Il funzionario paranoico: scrive atti e documenti che fotocopia ad ogni revisione. Ma li tiene ben nascosti dentro il cassetto, chiuso a chiave, in modo che nessuno possa leggerli o vederli. Non pubblica nulla sul portale prodotto da lui, ma incarica qualche collega a farlo. Se arriva richiesta di accesso agli atti, passano  30 giorni prima ancora che sia riuscito a ritrovarli.

Il funzionario confusionario: La sua scrivania è un oceano di fogli, con appunti, documenti, e volantini vari. Difficilmente elabora documenti ed atti che finiscono online, ma nel caso ciò accada, finisce che pubblica un atto al posto di un altro e succede un pandemonio col dirigente. Tutto passa al funzionario precisetti.

Il funzionario Precisetti: ha una cartella sul desktop per ogni atto, con tutte le revisioni e le bozze. Ma ha anche un armadio pieno di CDrom con tutte le bozze e gli atti fatti negli anni. E ha anche un Hard Disk esterno pieno di bozze ed atti, rigorosamente divisi per data. Ma ha anche, nel server aziendale, una copia di tutti gli atti e documenti (e le bozze, certo) prodotte nel tempo. Di lui ci si può fidare. Sempre. Fa un baffo al Disaster Recovery.

Il funzionario egotico: fa tutto da solo, nessuno dei colleghi vede o riesce a sbirciare cosa realmente stia facendo, fino alla pubblicazione online dell’atto o del bando di gara in cui, se potesse, metterebbe anche la sua foto.

Il funzionario nerd: usa dai tempi del commodore il PC in ufficio e a lui ogni novità tecnologica non sfugge. Non ha un foglio sopra la scrivania e tiene tutto nel Cloud. A meno che dimentichi il caricabatterie del suo smartphone a casa.

Fuori dalle pubbliche amministrazioni mi vengono in mente altre due categorie di “nemici” della trasparenza.

Il leguleio 1.0: beh, chiaramente un avvocato amministrativo, soprattutto giovane, che si barcamena con qualche lettera di richiesta di accesso agli atti alle PA non può che essere contrario a far sì che tutti i dati in possesso di un ente pubblico finiscano online e, dunque, a disposizione di tutti i suoi clienti.

Il formatore delle PA: arriva in aula con cento slides testuali, in cui ci sono copincollate le leggi: dal primo regio decreto alla penultima legge sulla Trasparenza. Beh, si, mica vorrete anche sorbirvi più di 100 slides???

Prossimamente alcuni aneddoti sull’Open Data. (cosa, che?)

Foto del profilo di Francesca Sensini
Esperta di comunicazione, ha iniziato in RAI come programmista regista per poi dedicarsi alla comunicazione su internet come 'web content specialist'. Attualmente è responsabile della comunicazione digitale e del Piano della Trasparenza in un ente locale. Si occupa di Egov e di innovazione collaborando con alcune riviste (ha pubblicato per FORUMPA la piccola guida alle professioni del web per la PA) ed è componente della Task Force per definire gli Skills dei profili professionali del web per IWA.

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