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Diffusione della conoscenza: il senso dell’Opendataday

Informare enti e cittadini: il senso dell'Opendataday è prima di tutto divulgativo
2 minuti di lettura

Si fa troppo presto a dire open data. Soprattutto senza strategia, senza accorpamento di dati, informazioni, soluzioni. Ecco a cosa servirà l’Opendataday 2013: a fare chiarezza su una pratica che dovrà diventare effettiva e non più teorica, e in particolar modo sul chi, sul come e sul cosa, tre particolari decisivi per lo sviluppo futuro dei sistemi open data nella pubblica amministrazione e non solo. A Bologna si è parlato del menù del 23 febbraio in maniera propositiva e soprattutto insiemistica: Pionero c’era e ha fatto il punto con Flavia Marzano, presidente degli Stati Generali dell’Innovazione.

E’ il momento in cui decidere che cosa si cucinerà – usa un’ottima metafora la Marzano -, perché ci sono tutti gli attori dell’ecosistema, dagli utenti dei dati alle persone che li rendono fruibili, insieme alle pubbliche amministrazioni che li mettono a disposizione o le imprese che devono poterle sfruttare per fare business. Opendataday è un evento internazionale nato 3 anni fa e mai fatto in Italia dove abbiamo pensato di lanciarlo: l’originale è uno spazio nel quale vengono sviluppati applicativi mentre in Italia c’è ancora bisogno di diffondere l’informazione, per cui, in linea con Linux Day, giornata nazionale che cade sempre lo stesso giorno declinata sui territori in funzione delle esigenze, pensiamo a una giornata di tipo primariamente informativo“.

 

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Ricapitolando: c’è bisogno di informare bene, di ordinare le idee, di chiarire chi usa, chi consuma e chi prepara (ma anche come) i dati. Ecco perché gli Stati Generali dell’Innovazione hanno voluto riunirsi a Bologna in una sorta di “pre-lancio” strutturato. “Ci siamo messi a disposizione coinvolgendo tutti gli interessati, dalle Associazioni che in Italia si occupano di open data, alle imprese, Università, centri di ricerca, Agenzia per Italia Digitale, Formez, ForumPA, proprio perché questi attori hanno il potenziale per fare diffusione della conoscenza prima di rendere aperti i dati, da un lato per i cittadini in quanto a trasparenza, dall’altro per le imprese che devono fruirne sul mercato in maniera migliore e avere più soluzioni disponibili“.

Il recente decreto crescita 2.0 e le incertezze della futura Agenda Digitale, ovviamente, non possono essere lasciati fuori da eventi e tentativi di questo tipo. Resta, infatti, lo stallo di un Paese che propone iniziative assolutamente indispensabili come questo Opendataday ma che, dal punto di vista normativo, continua a non produrre strumenti atti a un vero salto di qualità 2.0, anche se in ambito open data un puntello c’è.

Nel decreto crescita ci sono stati tanti inciampi, ma non voglio fare polemica, ci pensa già la rete – sorride la Marzano -. L’unica cosa che è rimasta, specificatamente agli open data, è l’open by default, che poi è l’aspetto più importante perché le PA, per definizione, dovranno rilasciare dati aperti ed eventualmente chiuderli se e solo se non saranno apribili per motivazioni comunque da giustificare. Lo spazio c’è, manca un po’ di consapevolezza. Noi vogliamo aiutare a crescere comunità e PA con spirito di servizio e volontariato così come per il decreto crescita 2.0 per il quale, come Associazione, abbiamo presentato numerosi emendamenti. Alcuni sono stati accettati, altri no, ma da cittadini noi vogliamo partecipare. Alle volte ci ascoltano per cui noi continuiamo…

 

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