Parlamentarie online e crisi di Governo: prove di e-democracy?

Scritto da:     Tags:  , , , , , ,     Data di inserimento:  7 dicembre, 2012  |  Nessun commento
7 dicembre, 2012
Le parlamentarie del Movimento 5 Stelle hanno fruttato 95 mila voti per 1.700 candidati

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Tra e-democracy, primarie e ridiscese in campo ce n’è da stare belli caldi, on line su tutti i social network del mondo, prima, durante e dopo Natale. Il bello è che era tutto scritto: Silvio che si fa da parte ma, alla lunga, si stanca e torna per contrastare Bersani che, a discapito di tutte le classifiche Twitter del mondo, batte il rottamatore e innovatore Renzi. Si torna all’antico ma qualcosa di nuovo c’è, in questa Italia che si appresta a vivere la crisi di Governo più telefonata della sua storia. Manca poco più di un mese alla scadenza ufficiale del mandato di Mario Monti, che se “mangerà il Panettone” sarà già un miracolo.

Oggi, su Twitter, tra gli hasthag di tendenza c’è #alfano: del resto il secondo violino del PDL è stato il primo ad annunciare che le primarie, il centrodestra, non le farà. E che Berlusconi scenderà di nuovo in campo.
Ma che primarie e primarie! Senza voler prendere né arte né parte per chicchesia, sono le parlamentarie del Movimento 5 Stelle, probabilmente, l’unica cosa davvero smart del momento, seppur passibile di critiche, anche forti e comprensibili, piovute da più parti. Fatte comunque sfruttando la rete – sperando che resti libera – e spendendo zero (i 2 euro per scegliere tra il sindaco di Firenze e il segretario del Pd sono un fatto storico, non un rischio).

Beppe Grillo, entusiasta nonché promotore delle votazioni on line, ha dato tutti i numeri della prima fase colorando il tutto con qualche battuta delle sue: la realtà è che i 95 mila voti disponibili per un totale di 1.400 candidati (chiunque, “persone normali” come le definisce il leader del M5S) rappresentano se non altro un tentativo concreto di applicare una metodologica tecnologica a una procedura storicamente manuale. Il che, tradotto, equivale al coinvolgimento della società sfruttando la rete. Mi si corregga, ma l’e-democracy non è tendenzialmente questo?

Nessuna condanna penale, non aver fatto due mandati elettivi, non essere iscritti a un altro partito, risiedere nella circoscrizione elettorale dove è stato votato: questi i principali requisiti – spiegati dettagliatamente da Grillo anche su Twitter -. Spazio per il curriculum, per una singola dichiarazione di intenti, video, collegamento ai social media.

Le votazioni sono state gratuite, così come lo è l’iscrizione al M5S. I votanti dovevano essere iscritti al M5S al 30 settembre 2012 con documenti digitalizzati attestanti la loro identità. La procedura di voto era molto semplice, ogni votante poteva votare in tre minuti, dopo aver valutato i candidati della sua circoscrizione a cui accedeva automaticamente. Dopo la valutazione poteva esprimere tre preferenze.

Basate su una infrastruttura non esente da problemi di accesso, visto che giovedì è stato difficilissimo entrare sul sito, le parlamentarie del M5S non sono valutate, su queste pagine, per il risultato politico che producono adesso o dopo. Non è rilevante, ai fini della consapevolezza innovativa, sociale e integrativa, che ad esempio “su 31 capolista 17 sono donne, cioè il 55%. È chiaro che si tratta di gente che non ha nessuna dimestichezza con i mezzi di comunicazione, ma è bello così. Sono casalinghe, cassintegrati, c’è anche un astrofisico, pensionati, giovani“.

La rilevanza è data da Internet come mezzo finalmente finalizzato a uso e consumo dei cittadini nello svolgimento di una funzione democratica. Seppur, ed è giusto rimarcarlo, non manchino i se e i ma. C’è pochissima trasparenza, e il fatto che abbiano potuto votare solo gli iscritti al M5S entro il 30 settembre stride con l’apertura totale che Beppe Grillo vuol dare all’esperienza. Inoltre, non ci sono precise indicazioni tecniche e amministrative sugli amministratori del portale, su dove si trovi il server generale, su chi abbia accesso alle informazioni. In attesa di capire se e come sviluppare al meglio un’idea comunque rivoluzionaria, resta la differenza dal resto. Che è sempre uguale, che non cambia mai.

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