Occhi su Dubai: il futuro di Internet e la purezza della rete

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6 dicembre, 2012
Il futuro di Internet e la purezza della rete

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Tutti a Dubai, che si sta caldi. Hotel a 4 stelle in mezzo al deserto, Internet che prende anche sotto le dune. Però il mondo reale è un altro. Tipo quello di Djacarta, Varadero, Tegucigalpa e Sant’Angelo in Vado (quattro posti assolutamente a caso con qualche problemino di digital divide che eventualmente può sorgere), anni luce lontani da smart city e startup di riferimento (ancora Parigi, a quanto pare). I soloni della telecomunicazione mondiale sono li, negli Emirati Arabi, a partorire idee, soluzioni e strategie, per orientare il futuro della rete. Un futuro che, si spera, faccia luce nella nebbia attuale.

La World Conference on International Telecommunications, partita martedì 4 dicembre, andrà avanti coi delegati di 193 Paesi addirittura fino al venerdì 14: si narra che la rete, Internet insomma, possa finire sotto l’egida dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu) stessa, con i colossi della banda, ovvero Apple, Google, Microsoft, Facebook, Amazon, costretti a foraggiare l’utilizzo delle reti degli operatori di telecomunicazione. Poi, ovviamente, si parlerà anche di contenuti, di privacy, di sicurezza.

E’ chiaro che tutti vorrebbero una rete libera e uguale per tutti: la comunicazione online è un bene ineludibile (non tutti lo sanno o fanno finta di saperlo) ma c’è chi – i rumors li ha tirati fuori Wcitleaks.org -, come Russia, Cina e India, chiede che i Governi abbiano piena sovranità sulle reti, decidendo quindi su riservatezza, diritti, quote, tariffe, social network ed eventuali protezionismi informatici. L’Itu, quindi, assumerebbe il controllo del worl wide web adducendo a pretesto la guerra agli hackers e in generale al terrorismo online.

Ma gli altri cosa dicono? Gli Stati Uniti, che a livello di rete danno tre giri a tutto il mondo, ovviamente dissentono evidenziando l’importanza assoluta che Internet resti pura e libera, affiancati dall’UE visto che “la Commissione Ue si impegna a mantenere Internet come piattaforma aperta per l’innovazione“, per dirla con  la commissaria Neelie Kroes. E’ ovvio che la battaglia è appena iniziata, e che il rischio effettivamente, come peraltro dichiarato da Stefano Trumpy, delegato del Governo italiano presso l’International corporation for Assigned Name and Numbers (Icann), l’ente che sovrintende alla gestione di Internet, è che 10 giorni di discussioni non porteranno alcun vantaggio per Internet ma soprattutto per gli utenti della rete, quelli grazie ai quali la rete ha un senso.

L’Italia, allineata alle volontà europee (cioè intervenire solo ed esclusivamente per questioni legate a cyberbullismo, hacking o pedopornografia), vuole favorire l’autoregolamentazione e si interroga anche sugli aspetti economici e di business che Internet sta suscitando a livello di grandi operatori e multinazionali informatiche. A Dubai c’è sempre il sole, ma la rete non ha tempo. Ha solo uno spazio infinito da proteggere nel migliore dei modi. Evitando di imprigionare uno dei pochi beni nati puri e, sulla loro purezza, diventati come l’aria per respirare.

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