Passato, progresso, futuro: tra smart city e inclusione sociale

Scritto da:     Tags:  ,     Data di inserimento:  5 dicembre, 2012  |  Nessun commento
5 dicembre, 2012
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Città intelligenti a cui aspiriamo ma che non ancora riusciamo a focalizzare perché sono i cittadini, e non le tecnologie, a costruirle. Inclusione sociale, uguaglianza e comunità che hanno bisogno di un coordinamento dello Stato ma di un protagonismo della cittadinanza. E tecnologie sulle quali dobbiamo puntare per crescere, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Il sempre più acceso dibattito sulla città intelligente incombe la rete, ma  ormai si cade nel ridicolo, riprendendo alcune citazioni di Michele Vianello che da anni contribuisce a diffondere, prima nella comunità del web e fra poco con l’uscita di un nuovo volume sul tema edito da Maggioli editore, la sua vision. La città intelligente non è un obbiettivo, continua  Michele Vianello – è un percorso di cambiamento, i protagonisti sono le persone e non il lampione con il wifi, i cittadini devono essere #consapevoli, delle immense possibilità che la tecnologia può dare per la condivisione della conoscenza.

Il mondo sarà sempre un posto affollato e urbanizzato, la città del futuro dovrà percorrere essenzialmente due percorsi: gestire le risorse secondo criteri di sostenibilità e creare un contesto economico e sociale attraente in cui cittadini #consapevoli, imprese e amministrazioni possono vivere lavorare, interagire e condividere conoscenza.

Inclusione sociale, uguaglianza e comunità: la città intelligente deve produrre questi valori che nella maggior parte dei casi, oggi, ce ne dimentichiamo pensando che quest’ultimi sono piovuti dal cielo come se niente fosse, valori che devono essere posti alla base di qualsiasi progetto di smart cities.

Oggi la situazione è molto cambiata: sono nati nuovi bisogni, per i quali lo Stato sociale e le città non hanno copertura sufficiente: ci deve essere un’interazione tra lo Stato che ordina e coordina i vari movimenti e la società. La città del futuro dovrà intraprendere un percorso nel quale dare alla società l’iniziativa e il protagonismo e lasciare alle organizzazioni una funzione di coordinamento e finanziamento.

Questa interazione strutturale e territoriale è ciò che permette, oggi, di formulare un nuovo modello di città intensa non solo come un insieme di provvedimenti amministrativi ed economici, ma come città che abbia nella sua forma, inclusione massima nella cittadinanza. Ma non solo la cittadinanza protagonista anche le imprese devono giocare un ruolo importante nel percorso di realizzazione della città intelligente.

L’Italia ha avuto nel secolo scorso un grande industriale che intese l’azienda come centro di una comunità che legasse uomini, lavoro e cultura, Adriano Olivetti. Nella visione di Olivetti l’impresa è il motore dello sviluppo economico e sociale della città è cuore produttivo e centro di diffusione di valori etici per la persona e per la comunità. L’idea olivettiana fu idea politica nel senso pieno del termine, rivolta cioè alla “polis”, alla “comunità”, cui egli intendeva fornire un centro forte: l’azienda, quindi un azienda #consapevole.

La tecnologia motore di tutto?
Non proprio, ma senza tecnologia il percorso è quasi impossibile. Il problema però non è tanto come le tecnologie possono aiutare la comunità ma in che momento possono farlo.
Molto spesso ci si accorge che una tecnologia sviluppa benefici molto tardi, perché il ciclo delle tecnologie è molto lungo e chi le concepisce spesso non si rende conto che sta mettendo in piedi qualcosa di rivoluzionario #CONSAPEVOLEZZA.
Questo ci obbliga ad essere molto aperti alle tecnologie per farle funzionare appieno!!
Il concetto temporale, quindi, prende il sopravvento sulla #consapevolezza: prima che la tecnologia raccolga – o meglio, produca – dei risultati tangibili, è necessario essere già propensi a cogliere l’opportunità. Il nocciolo è che ancor prima di averle sperimentate è sempre molto difficile riuscire a capire quale potrà essere il vantaggio. La scommessa,  è che l’atteggiamento verso le tecnologie sia aperto ma critico, per evitare il rischio di introduzione di tecnologie che comportano sprechi e che siano completamente inutili, cosa che purtroppo succede con una certa frequenza.

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