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Agenda digitale i.e. occasione perduta

Agenda digitale i.e. occasione perduta
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Comunicato stampa dal tono amaro quello diffuso ieri dagli Stati Generali dell’Innovazione che, insieme a IWA e Associazione Roma StartUp, denuncia la scomparsa dal decreto crescita 2.0 –  il d.l. 179/2012 la cui legge di conversione è ora all’esame del Senato – di ogni traccia su interventi per l’alfabetizzazione digitale, incentivi al commercio elettronico, strategie e obiettivi per le comunità intelligenti, regolamentazione del mercato delle comunicazioni e vantaggi per le startup innovative (>> testi ed emendamenti).

“Le associazioni Stati Generali dell’Innovazione, IWA Italy e Roma Startup, che hanno operato in questi mesi per raccogliere dal mondo delle imprese, delle associazioni e dagli esperti le proposte per migliorare il Decreto Crescita 2.0, esprimono il loro forte dissenso sulla conclusione del percorso di conversione in legge intrapreso al Senato”, si legge nel comunicato.
Nelle commissioni esaminatrici, infatti, sono stati respinti tutti gli emendamenti che tentavano di sopperire alle gravi carenze presenti nel decreto e – si legge ancora nel comunicato – “i pochi miglioramenti introdotti, dalla ‘carta dei diritti di Internet’, alla richiesta di un piano strategico per l’Agenda Digitale, alla previsione per le amministrazioni di un Piano per il Telelavoro, ad alcuni accorgimenti sulle regole per i Dati Aperti e per la gestione dell’Anagrafe della Popolazione Residente, non mutano il giudizio globale su quanto si poteva fare e non è stato fatto”.

E quel che è peggio è che non vi è rimedio. Il Governo, inseguito dallo scadere dei 60 giorni previsti per la conversione in legge del decreto, ha dovuto porre la fiducia sul testo uscito dalla Commissione, sia al Senato sia alla Camera. “Abbiamo così un’Agenda Digitale monca, in gran parte inattuabile – sostengono gli Stati Generali con Iwa e Associazione Roma StartUp – sicuramente per l’ennesima volta inadeguata al ruolo e status che questo Governo vorrebbe che mantenessimo nell’Unione europea, e a ciò che lecitamente si aspetterebbero gli italiani come cittadini di uno dei grandi paesi industrializzati”.

Plausibilmente la cause di questo fallimento sono da rinvenire nell’eterogeneità del provvedimento e nell’inadeguatezza della discussione parlamentare, che non si è dimostrata all’altezza dell’ importanza che un decreto del genere avrebbe dovuto e potuto avere per il futuro dell’Italia.
“Ci appelliamo al Governo – conclude il comunicato – perché si faccia carico rapidamente di introdurre con ulteriori provvedimenti i miglioramenti richiesti dagli emendamenti purtroppo respinti, superando le attuali intollerabili mancanze e all’Agenzia per l’Italia Digitale perché li preveda nel suo piano strategico”. “Vigileremo sul prosieguo dei decreti attuativi – assicurano gli Stati generali – ed intraprenderemo le iniziative che riterremo opportune per evitare che si perda questa fondamentale occasione di cambiamento per il nostro Paese”.

Per approfondimenti rinviamo alla lettura dell’articolo di Nello Iacono apparso il 3 dicembre scorso su Egovnews.it.

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