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Smart city per un ecosistema sano

Smart city per un ecosistema sano
3 minuti di lettura

Premessa: stanno per piovere un sacco di banalità, quindi metto le mani avanti e mi scuso se per chi legge, saranno discorsi già sentiti. Però mi sono chiesto: “In quanti sanno che cosa sia questa ‘Smart city’? “. Non so rispondere, però provo a ragionarci su.

La ‘Smart city’ è un argomento che sta coagulando attorno a sé interesse e soprattutto energie, stimolate dalle opportunità che la tecnologia è in grado di fornire. Però non desidero parlare dei gingilli elettronici.

Domanda banale: che cos’è la città?

È un insieme di cittadini, benché per parecchi sia solo una distesa di abitazioni e asfalto, e l’amministrino coi piedi proprio perché non scorgono altro.

Se rimettiamo al centro i cittadini, dobbiamo imparare, o re-imparare, l’arte della conversazione. Uno degli elementi dell’intelligenza è la capacità di dialogo, e nel nostro caso vuol dire fornire risposte ed erogare servizi per soddisfare i bisogni del cittadino. Dalla segnalazione di un guasto a un punto luce, alla richiesta per ottenere un’autorizzazione e quindi dell’ufficio competente. Ma non basta, in realtà; questo è il minimo. Questo non rappresenta (a mio parere) l’obiettivo di una città intelligente.

La città intelligente (per me) è un organismo che cresce, progredisce, ascolta, perché agire in maniera contraria vuol dire appassire, scegliere di fatto il declino.

Al di là del “come” erogare le risposte (vale a dire: ricorrere ai formati aperti, se e dove è possibile, e molto altro ancora), quello che è importante è spostare il baricentro: dall’istituzione, al cittadino. Sembra facile.

In realtà si tratta di una rivoluzione copernicana.

Dietro la definizione di cittadino c’è una persona con tanto di diritti e doveri; e costui, o costei, ha la consapevolezza di non vivere più nella condizione di subire silenzi o scarsa professionalità. Non che la competenza e la cortesia siano sbocciati all’improvviso, anzi.

Chi bazzica sulle reti sociali sa che lo scivolone (una risposta sbagliata; un silenzio) costa caro, e il suo prezzo sarà sempre più alto in avvenire. Credibilità, trasparenza e reputazione non saranno più concetti campati in aria.

Resterò sul generico. Buona parte dei siti delle istituzioni pubbliche sono figli di quell’idea che dice(va): c’è il Web, bisogna esserci, facciamo il sito. Sino a qualche anno fa (semplifico), il sito era una vetrina; l’aprivi, e di fatto te ne dimenticavi.

Adesso qualunque scalcagnato blog è più “sociale” e attento, di tanti siti istituzionali. Non solo perché presenta i pulsanti tanto carini di Twitter, Pinterest o Facebook. Ma perché spesso chi lo gestisce ha un’idea abbastanza nitida di quello che vuole ottenere, e di come ottenerlo: cioè scambio. Conversazione. Scommette su di sé e sugli altri. Dice: “Sono qui”.

Ma la mia presenza ha senso se esiste uno scambio che vada oltre le (legittime) richieste di sistemare un tombino. Quindi: “Sono qui, proviamo a parlarci”. A crescere assieme, perché il tessuto democratico è un ecosistema dove non ci sono solo gli animali più forti (le istituzioni pubbliche e private); anche le altre specie viventi hanno uno scopo. Se si fa terra bruciata per dare spazio solo ai forti, anche per loro inizieranno i guai.

Il ruolo di un’istituzione pubblica non è affatto quello di presidiare il Web, come è stato sino a ora. Bensì deve essere una specie di cinghia di trasmissione in grado di infondere nella società efficienza, qualità, e soprattutto capacità di ascolto per cogliere emergenze sociali, crisi, malesseri. E queste sono espressione di un tessuto connettivo (e democratico) sano.

La conversazione è prima di tutto l’opportunità che diamo a noi stessi di affrontare quello che ci sta attorno non come potenziale rischio, ma potenziale ricchezza. Che non elimina certo il rischio; ma se non lo amassimo, saremmo rimasti a spulciarci sugli alberi della savana. Se ne siamo scesi, è perché volevamo qualcosa di meglio. Per esempio città intelligenti, finalmente.

 

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Foto del profilo di Marco Freccero
è stato per anni Web Editor del sito ilMac.net. Ha curato per BuyDifferent numerosi libri elettronici, firmato articoli di opinione, e decine di recensioni su software e hardware dedicato alla piattaforma Mac. Vive in provincia di Savona, e quando non sviscera gli aspetti più o meno nascosti del sistema operativo di Apple, cura il suo blog personale dove non parla di Mac: http://marcofreccero.wordpress.com/

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