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Competenze digitali: luci e ombre del concorsone del MIUR

Competenze digitali: luci e ombre del concorsone del MIUR
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Proprio in questi giorni in Italia, 321 mila aspiranti docenti stanno trascorrendo ore e ore davanti i propri pc alle prese con i diversi “simulatori” online utili per esercitarsi con i quiz ufficiali del concorso indetto dal MIUR per oltre 11.500 posti di insegnamento.

Il concorso, inutile dirlo, si preannuncia come estremamente selettivo, vincolando l’accesso alle prove scritte e orali specifiche per ogni materia al superamento di una prima prova preselettiva composta da 50 domande estratte per ciascun candidato su una rosa di 3500, comprendenti quesiti logico- deduttivi, prove di comprensione del testo, conoscenza di lingue straniere e valutazione delle “competenze digitali”.

Moltissime le polemiche nate intorno all’imminente “concorsone”, a partire dai tempi di presa di servizio previsti, dai meccanismi di coinvolgimento del personale precario già idoneo e in attesa di chiamata, alla scelta di non rendere disponibili con immediatezza e semplicità le risposte corrette ai 3.500 quesiti “papabili” per lo svolgimento del concorso dando vita, così, a un poco chiaro “indotto” di aziende e siti internet che rendono disponibile, a prezzi più o meno modici, l’intero set di domande e risposte, dando così la possibilità di esercitarsi online al test, in un contesto di tempo e “stress” in tutto simile a quello dell’esame.

Il tema della disponibilità delle domande anche “offline” è senza dubbio complesso: per quanto appaia oramai obbligata e necessaria la scelta del formato digitale, fa discutere il mancato rilascio di una versione “ufficiale” dei test anche in formato stampabile e accessibile anche a coloro i quali – inutile dimenticarsene – non dispongono ancora di un illimitato accesso a Internet.

Incalza poi la polemica anche sul contenuto in sè della prova, con particolare riferimento ai quesiti sulla conoscenza informatica dei candidati. A una prima lettura, in effetti, questi non sembrano essere affatto in linea con il contesto di innovazione e digitalizzazione della scuola che il ministero sembra perseguire in altre iniziative (vedi quanto si sta facendo con i bandi smart cities o i provvedimenti per la scuola 2.0 promossi dall’agenda digitale).

Sul banco degli imputati finiscono i continui riferimenti a specifici “pacchetti” software commerciali, elevati a rango di “conoscenza necessaria”, o i continui riferimenti a componenti hardware e interfacce grafiche ben precise, con allusioni molto limitate sia ad altri sistemi operativi sia all’Open Source. Il web viene spesso confuso con Internet in sé, e sono quasi inesistenti i riferimenti al mondo dei Social network, dell’attivismo in rete, della condivisione dei contenuti, della creatività.

Le domande di informatica presentate  potranno pur rientrare in una generale visione di “cultura generale”, ma sembra realmente un approccio alla materia decisamente riduttivo e, probabilmente, un po’ fuori tempo, considerato il particolare contesto di lavoro dei futuri insegnanti, col rischio di un indesiderato effetto “vintage” di cui la scuola di oggi, onestamente, può benissimo fare a meno.

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Foto del profilo di Lorenzo Orlando
Laureato in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo presso l'Università Sapienza di Roma, dal 2008 collabora col Cattid nell'ambito delle attività del gruppo di ricerca Logos, per il quale partecipa a diversi progetti sui temi dell'e-Government, dell'e-Inclusion, dell'e-Partecipation, dell'Open Data. È membro fondatore dell'associazione "Stati Generali dell'Innovazione".

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