Il Fai da te della LIM

Scritto da:     Tags:  , , , , ,     Data di inserimento:  1 dicembre, 2012  |  Nessun commento
1 dicembre, 2012
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Che poi, sfatiamo il primo luogo comune: i soldi, per la scuola digitale, arrivano anche, tanto è vero che in parecchie classi le LIM, le mitiche lavagne interattive multimediali, ci sono. Son là, appese al muro, con tutti i loro ammeniccoli nuovi: il proiettore, la pennina per scrivere, i programmi di videoscrittura.

Sfatiamo anche il secondo luogo comune: i docenti, quelli che il computer lo sanno usare e quindi capiscono anche in dieci minuti come funziona una LIM ci sono pure, perché tanto la LIM non è che sia più complicata da usare di un normale pc, e per molti versi ricorda uno smartphone nell’impostazione, o un tablet. E i docenti, persino quelli anziani sulla soglia della pensione, pare impossibile ma il pc, lo smartphone e persino il tablet ormai li sanno usare.

Cosa manca allora? La didattica. Parola che per la maggior parte dei non addetti al mestiere vuol dire poco o nulla, convinti come sono che il professore sappia insegnare per una specie di ispirazione divina, e insegnare con mezzi diversi (la lavagna a gessetto, la tv, la LIM) sia sostanzialmente sempre la stessa cosa.

Invece no. Se anche l’argomento della lezione può essere lo stesso, il cambio dello strumento con cui la lezione viene progettata ha ricadute pesanti. Pensiamo alla più comune e diffusa tv, che ormai nelle aule scolastiche è presente da anni: una stessa lezione è ben diversa se viene fatta dal professore parlando o facendo guardare agli alunni un filmato, magari un documentario televisivo. Questo perché l’attenzione degli alunni è impostata in modo diverso: con il professore che fisicamente ti parla e gesticola davanti in classe, in carne ed ossa, pare impossibile, ma i ragazzi tendono a distrarsi di meno; con il filmato, con tutto il fascino che la tv esercita, molto di più.

Con le LIM siamo in un territorio vergine e ancora in gran parte sconosciuto. I ragazzi sono entusiasti quando arriva in classe, perché la vivono come un mezzo “nuovo” “moderno” più simile ai quei cosi che smanettano tutto il giorno. Per i professori invece è una incognita. E non perché sono dei relitti del passato che rifiutano di aggiornarsi e accettare il futuro, ma perché è difficile e sono ancora pochi i dati che permettono di valutare le effettive ricadute didattiche della LIM.

I ragazzi si divertono ad averla in classe, ok. Ma poi imparano di più e meglio? Non è certo e non è detto. Anche perché per ora la LIM pare che faccia, in maniera più veloce e certo più affascinante, ma sostanzialmente simile, le stesse cose che facevano le vecchie lavagne a gessetto. Ci posso scrivere come facevo su quelle, in sostanza. Certo, posso salvare lo schema alla lavagna, cosa che con quelle a gessetto è impossibile, perché veniva cancellato. E poi quello schema salvato posso teoricamente condividerlo con i miei alunni, mettendolo su un sito e rendendolo scaricabile, o inviandolo per mail a tutti o condividendolo in vari modi. I ragazzi non devono così più copiare sui quaderni lo schema, o gli appunti, ma se li ritrovano già fatti, impaginati magari in modo più accattivante, e pure con delle immagini scaricate dalla rete, o ordinati in una serie di slide. Li scaricano senza fatica in un nanosecondo. Imparano meglio la lezione? Eh, qua non è chiaro. Perché la sindrome ben nota del “clicca e archivia” è dietro l’angolo: con la vecchia lavagna a gessetto copiavi lo schema, e ti toccava in qualche modo porci attenzione e memorizzarlo. Con il clicca ed archivia no: lo scarichi, lo metti dentro alla memoria del tuo pc, ma nella testa no. Manca un fondamentale e inconscio momento di memorizzazione e elaborazione, perché nessuno copia uno schema senza metterci qualcosa dentro di suo, fosse pure un errore di distrazione.

Costruire una lezione con la LIM sfruttandone tutte le potenzialità è un lavoraccio enorme. Bisogna saper mescolare testo vecchia maniera, immagini, filmati. Dà una incredibile libertà di approfondimento di alcuni temi, ma equivale a costruire ogni volta un documetario per Quark o un capitolo di un vecchio libro di testo. Una lezione per la LIM veramente multimediale, in cui un docente ne sfrutti tutte le caratteristiche, richiede ore e ore di lavoro e progettazione, oltre che conoscenze approfondite delle fonti in rete e dei programmi di videoscrittura, mappe mentali e altro. In buona sostanza, nessun docente, per quanto bravo, può preparare più di una lezione “originale” al mese, posto che sia già informaticamente formato a costruire ipertesti e a navigare in internet. Una mole di lavoro enorme che per ora non ha ricadute certe, poi, perché le lezioni con la LIM, per quanto affascinino i ragazzi, non pare che vengano necessariamente memorizzate meglio da loro.

Anche l’interazione dei ragazzi con la LIM è meno frequente di quanto ci si potrebbe aspettare. La LIM in classe viene usata per esercizi come la vecchia lavagna, ma per i ragazzi non è uno strumento di vero lavoro autonomo. Può essere usata per proiettare slide che loro costruiscono sul pc di casa (posto che ci sia un team di insegnanti che lavora in gruppo e insegna loro come creare queste slide per le diverse materie ed interrogazioni), ma questa non è una vera interazione con la LIM: la LIM serve da proiettore per un lavoro fatto con il normale pc. Quando poi fisicamente gli alunni la usano, le rimostranze sono molte: le LIM sono più lente degli smartphone con cui sono abituati, non hanno applicazioni, spesso i programmi di videoscrittura o di cattura delle immagini non sono all’altezza degli standard a cui i tablet e i computer normali ci hanno abituato. La delusione, insomma, dopo la meraviglia iniziale di vedere in classe un nuovo “aggeggio” tecnologico, è dietro l’angolo.

La LIM in classe, insomma, non è una panacea come molti, anche al Ministero, credono. Non “svecchia” da sola la didattica, perché i docenti, in realtà, procedono con la LIM per tentativi: imparano tecnicamente ad usarla, ma non è detto che poi le potenzialità del mezzo si traducano automaticamente in qualcosa di nuovo nell’insegnamento. Può contribuire alla velocizzazione di alcuni processi, ma la maniera con cui vengono costruite le lezioni ed affrontati gli argomenti resta spesso sostanzialmente uguale, anche se tutto viene “impacchettato” in maniera apparentemente più moderna ed affascinante. Ha ancora una modesta possibilità di diventare veramente interattiva, soprattutto in quelle scuole dove, per esempio, ci sono le LIM in classe ma il collegamento ad internet no, o solo a tratti.
Resta inoltre il problema che i corsi di didattica con la LIM (non quelli tecnici per insegnare ad accenderla e spegnerla correttamente) sono ancora pochi, e anche quelli basati su esperienze limitate sia per numero ed età degli alunni coinvolti che per materia, per cui i docenti che poi se la ritrovano in classe sono costretti spesso ad improvvisare e sperimentare modi di usarla, costruendo lezioni.

Come tutte le sperimentazioni, questo modo di procedere può produrre certo intuizioni geniali, ma anche clamorosi fiaschi didattici, dovuti non alla cattiva volontà dei docenti, ma alla loro inesperienza. Gli insegnanti sono come esploratori mandati oltre ai confini del mondo conosciuto, con in mano, spesso, manco una vera e propria mappa, ed il compito però di doversi trascinare dietro nell’impresa anche il gruppo dei loro alunni.

La sperimentazione è cosa buona e giusta, è necessario che sia fatta, ma anche prima attentamente progettata e limitata a classi pilota con personale già formato e con le idee ben chiare, non aperta indiscriminatamente a tutti, subito, sperando che all’arrivo della LIM in classe il docente di “arrangi” a creare dei materiali nuovi o “inventi” un modo creativo di usarla. In classe non si può “improvvisare” come un guitto ad una sagra di paese, e non è serio pretendere che gli insegnanti facciano ciò.

Bisogna tenere presente questo fatto, perché gli esperimenti si fanno sugli alunni, che vengono usati come cavie per vedere se quella didattica funziona o no. La domanda che l’insegnante serio si pone è: ce lo possiamo permettere?

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