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Maestro Manzi 2.0? “No grazie”, decreta il Senato

Maestro Manzi 2.0? “No grazie”, decreta il Senato
3 minuti di lettura

Martedì 27 novembre 2012 rimarrà nel calendario della storia dell’agenda digitale italiana come la giornata nera della cultura digitale. Ieri difatti è iniziata la votazione degli emendamenti all’interno della decima commissione del Senato che in queste ultime settimane ha avuto l’onere di analizzare oltre un migliaio di emendamenti relativi conversione in legge del “decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (meglio noto come Crescita 2.0), dove all’interno si trova una parte dedicata all’Agenda Digitale.

Chi ha seguito la tematica sa benissimo che le attività di creazione dell’agenda digitale nazionale sono partite a rilento (solo nel marzo 2012) e solo parte dei contenuti discussi in cabina di regia è stato recepito nel disegno di legge governativo. Nel contempo, alla Camera grazie ad un sapiente lavoro di cucitura normativa, veniva proposto un disegno di legge parlamentare sottoscritto dalla maggioranza e nato dalla fusione di progetti di legge di parlamentari quali Antonio Palmieri e Paolo Gentiloni. Alla fine le attività di discussione, con smacco della Camera dei Deputati, son partite dal Senato – il che porta a presumere che difficilmente ci sarà una discussione e possibilità di modifica del testo alla Camera.

In tutti i tavoli di lavoro si è parlato di cultura digitale come punto essenziale di raggiungimento degli obiettivi dell’agenda digitale: senza cultura possiamo creare qualsiasi soluzione innovativa, fornire banda e servizi ma mancherà il fondamentale utilizzo da parte dell’utente. E l’utente è il cittadino, che va dal “nativo digitale” (che, ribadisco, non significa profondo conoscitore delle potenzialità della tecnologia), all’utente di diverse fasce d’età con differente competenza tecnologica (che, anche in questo caso ribadisco, non strettamente è legata alla fascia d’età). Da tutti i colori politici e anche dal mondo dell’imprenditoria si è sempre plaudito alla necessità di alfabetizzare l’utenza, ovvero il cittadino, ai benefici derivanti dalle tecnologie: il cittadino deve sentire il bisogno, ottenere benefici per lasciare la strada vecchia (analogica) per quella nuova (digitale).

Ed è per tale motivo che al Senato tra i vari emendamenti è stato presentato l’emendamento 14.0.4 a firma del Sen. Ghigo, con proposta di inserire un Articolo 14 bis – “Programmi di alfabetizzazione informatica e di educazione ai nuovi media audiovisivi e radiofonici”, con la seguente motivazione:

Uno dei punti carenti dell’agenda digitale governativa è la mancanza di cultura digitale esterna all’ambito scolastico ed alle PA. La proposta di legge Palmieri e quella Gentiloni/altri contenevano articoli dedicati alla cultura digitale. Si propone di riprendere tale articolo condiviso e, dal comma 7 in poi, alcune proposte contenute nella pdl Palmieri-Alfano.

Come si apprende dal resoconto sommario della decima Commissione Permanente al Senato n. 348 del 27/11/2012, tale emendamento, come per molti altri dell’art. 14, il parere sia di Governo che della relatrice è contrario.

Si passa all’esame dell’articolo 14.

La relatrice VICARI (PdL) esprime un parere favorevole alle proposte 014.1, 14.1, 14.5, 14.6, 14.11, 14.13, 14.31 e 14.32, mentre chiede l’accantonamento dell’emendamento 14.0.1, in attesa del parere della Commissione bilancio. Sui restanti emendamenti, il parere è contrario.

Il sottosegretario IMPROTA esprime un parere conforme a quello della Relatrice.

Il presidente CURSI accoglie la richiesta della Relatrice e dispone l’accantonamento del richiamato emendamento.

Posti separatamente ai voti, sono accolti gli emendamenti 014.1, 14.1, 14.5, 14.6, 14.11, 14.13, 14.31 e 14.32, mentre risultano respinti ovvero improponibili i restanti emendamenti.

In conclusione, decade l’unico articolo di reale alfabetizzazione digitale che conteneva tra l’altro il seguente comma 9.

9. A partire dal 1 ° gennaio 2013, in ogni nuovo contratto di servizio con la RAI – Radiotelevisione italiana Spa, il Ministero dello sviluppo economico prevede che la RAI – Radiotelevisione italiana Spa attui un piano di alfabetizzazione informatica e sulle potenzialità dell’economia digitale, utilizzando la televisione generalista, un canale digitale tematico in chiaro e un portale internet dedicato.

Che resta da fare ora? Chi seguirà vedrà. Presumo che sarà necessario fare pressione mediatica (e non solo) affinché il nuovo contratto di servizio RAI preveda comunque tale attività soprattutto utilizzando la TV generalistica in quanto è molto difficile trascinare l’utente “medio” ad un canale dedicato: vanno fornite “pillole di innovazione”, va fatto capire “quali benefici porta la tecnologia X” prima o dopo il prime-time ed eventualmente dedicare approfondimenti in altre fasce orarie.

Consiglio a tutti di seguire i lavori del Senato perché nei prossimi giorni andranno in discussione altri articoli tra cui il 9 contenente i dati aperti, sperando di non avere pure li qualche brutta sorpresa, alla faccia dello slogan di Neelie Kroes che dovrebbe essere aggiornato con il seguente: “Every European Digital (Italians excluded)“.

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Foto del profilo di Roberto Scano
Si occupa di informatica e innovazione dallo scorso millennio, presidente sezione italiana dell'associazione internationale dei professionisti del Web (IWA/HWG) nonché coordinatore EMEA e rappresentante all'interno del W3C per IWA/HWG International. Da anni si occupa di evangelizzare la tematica dell'accessibilità del Web (sia in ambito aziendale, che all'interno delle P.A.) e della qualità dei servizi Web della P.A. Autore di diversi libri in materia, attualmente è docente e consulente. Componente della cabina di regia per l'agenda digitale italiana, ha partecipato alla stesura di diverse norme e regole tecniche. Per maggiori informazioni http://robertoscano.info/about

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