Cyberbullismo: prima conoscere, poi intervenire

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27 novembre, 2012
Il progetto “Tabby in Internet” è stato approvato nel quadro del programma Daphne III (2007-2013)

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L’idea è sempre la stessa. Far passare il messaggio giusto, educando all’uso consapevole della rete e accrescendo la consapevolezza su Internet, social network, blog e quant’altro. Prevenire, quindi, effetti negativi che sui giovanissimi possono tradursi in tragedie vere e proprie, come ad esempio quella del suicidio del ragazzo 15enne romano perseguitato e deriso su Facebook dai compagni per la sua presunta omosessualità.

Ecco perché il Miur sta tenendo in questo momento una conferenza internazionale sul tema: “Cyberbullismo e rischio di devianza, strategia di prevenzione e interventi mirati” sarà introdotta da Marco Rossi Doria (sottosegretario all’istruzione), ma non si tratterà della solita sequela di lezioni e/o diktat atti a forzare i ragazzi/studenti verso un comportamento rigoroso e positivo, bensì si partirà dall’esperienza concreta di ciò che significa utilizzare la rete in maniera positiva, sicura e corretta.

Tutti obiettivi che si è posto il progetto europeo Tabby in Internet (Valutazione della minaccia di cyberbullismo nei giovani), che dal 2007 affronta le sfide di insegnanti, genitori, istruttori, dirigenti scolastici alle prese con problematiche sull’uso improprio del web e delle tecnologie digitali, in particolare telefoni cellulari, da parte dei giovani.

Il senso è semplice: non esiste un compendio, un regolamento, insomma una mappa di azione unitaria. Esistono singole esperienze, tutte diverse tra loro e a loro modo uniche, che vanno valutate in maniera dinamica tenendo presenti una serie di fattori individuali, sociali e di contesto c0llettivo.  Il progetto, diffuso in tutti e 27 i paesi dell’UE, mira a incrementare le buone pratiche per la riduzione dei crimini, il miglioramento del benessere sociale, la prevenzione delle violenze e l’utilizzo della rete proprio per prevenire i rischi della rete stessa.

 

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