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Ddl Diffamazione, tra social media e giornalismo

Ddl Diffamazione, tra social media e giornalismo
2 minuti di lettura

Rinviato lo sciopero dei giornalisti previsto per lunedì 26 novembre contro il Ddl sulla diffamazione. Si lascia, dunque, uno spiraglio per un dialogo che consenta di correggere in extremis il testo definitivo di modifica al disegno di legge, dopo la recente approvazione della norma “salva-direttori”, che comminerebbe una multa fino a 50 mila euro per il direttore o il vice-direttore responsabile per lo stesso reato di diffamazione punito, invece, con il carcere fino a un anno per il giornalista ritenuto colpevole.

Ci rimprovera anche l’Europa

Tutelare il diritto alla libertà di espressione e di informazione e, allo stesso tempo, garantire la possibilità di rivalersi su chi ci diffama pubblicamente è senza dubbio una questione spinosa e che da sempre mette in difficoltà il governo e la giurisprudenza. Il ripristino del carcere come pena che chi è ritenuto colpevole di diffamazione, oltre alla sanzione amministrativa che va da 5 a 50 mila euro, ha sollevato non poche polemiche anche a livello europeo. Muizniek, Commissario UE ai Diritti Umani, si è espresso negativamente rispetto alla reintroduzione della sanzione penale, che si pone in netta contraddizione con la normativa europea.

Autonomia dell’informazione e social media

Il problema non è solo dei giornalisti e degli editori: l’informazione viaggia sempre di più attraverso spazi di condivisione come i social media. L’attuale disegno di legge andrebbe, quindi, a provocare una stretta anche nella libertà di espressione sui social.

Non solo i blog personali sono a rischio, ma anche tutto quanto passa sui social media, in primis Twitter. Basti pensare a quanto accaduto recentemente in Gran Bretagna alla BBC, che ha dovuto risarcire con 230 mila euro Lord McAlpine, accusato erroneamente di pedofilia da un tweet durante la trasmissione Newsnight.

Il buon senso dovrebbe guidare chiunque pubblichi contenuti sulla Rete, accessibili potenzialmente a tutti, e controllare che ciò che si sta scrivendo è vero. Come scrive Caterina Malavenda del Corriere della Sera, “Chi veicola contenuti attraverso un mezzo di comunicazione di massa, risponde di ciò che scrive”. E questo vale, logicamente, anche per i social media. Ma un semplice utente della Rete, può essere paragonato a un giornalista professionista? Un commento personale può essere considerato equivalente a una notizia? La linea sottile che separa informazione, libertà di espressione e satira, come sempre si sfrangia quando si cerca di porre dei limiti legali a una realtà complessa che poco si adatta alla rigidità di ddl come quello in discussione in questi giorni.

Il rischio è quello di vedere l’Italia vittima di fatto di una censura formale, che la pone quasi alla stregua di quei Paesi nei quali la libertà di stampa è negata. Insomma, un clamoroso passo indietro nella vita democratica del nostro Paese.

Quello che andrebbe fatto…

Come suggerisce l’Associazione Nazionale della Stampa Online, il testo andrebbe ripreso in mano e riscritto da zero, coinvolgendo tutti gli stakeholder. Ma non solo giornalisti, direttori responsabili ed editori, ma anche occorrerebbe ascoltare la voce di chi il web lo vive come spazio di espressione personale, che rischia di essere messo duramente a repentaglio dall’attuale disegno di legge. Nell’epoca del web, forse un’azione di scrittura condivisa e collaborativa sarebbe auspicabile, se non addirittura indispensabile, visto l’argomento che tocca tutti da vicino: quello della tutela della libertà di espressione e di informazione.

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Foto del profilo di Michela Passarin
Appassionata di scrittura, turismo e arte contemporanea, nel 2005 apro il mio primo blog e non riesco più a smettere. Laureata in Comunicazione all'Università di Padova nel 2008, con una tesi su turismo e social web, mi specializzo in Comunicazione Istituzionale con un project work sui servizi di accoglienza di Roma Capitale. Dopo Verona, Padova e Venezia, attualmente vivo a Roma, dove sono approdata al social media marketing, viaggiando attraverso uffici stampa, blog, community management e content editing.

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