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Take Action, Google difende la Rete

Take Action, Google difende la Rete
2 minuti di lettura

Tra il 3 e il 14 dicembre a Dubai, durante il World Conference on International Telecommunications, potrebbe essere ratificata la revisione dei trattati di regolamentazione di Internet prevista dall’International Telecommunication Union (Itu), agenzia facente capo all’ONU. All’incontro dovrebbero partecipare 190 stati che – sostiene Google – “hanno intenzione di sfruttare l’opportunità di un incontro a porte chiuse per autorizzare la censura e regolamentare il Web in modo restrittivo”.
In particolare il colosso di Mountain View denuncia il rischio che sia introdotto, per siti come Facebook, Skype e YouTube, il pagamento di un pedaggio e invita tutti gli abitanti della Rete a coalizzarsi “per mantenere una Rete libera e aperta” aderendo alla petizione alla pagina www.google.com/takeaction.
L’Itu si difende sostenendo che un nuovo trattato era necessario per garantire “il libero flusso di informazioni in tutto il mondo, promuovendo l’accesso alla Rete a prezzi accessibili ed equi per tutti e gettando le basi per l’innovazione e la crescita del mercato”.
L’introduzione di pedaggi sul traffico online avrebbe, inoltre, lo scopo di recuperare quei soldi che prima provenivano dalla telefonia e che oggi invece sono appannaggio di Skype e di quei social network dotati di strumenti di teleconferenza come Facebook e Google+. Il segretario generale dell’Itu, Hamadoun Toure, ha spiegato senza mezzi termini che il dibattito dovrà “affrontare la disconnessione in corso tra le fonti di reddito e le fonti di costi e decidere il modo più appropriato per farlo”.
L’idea di fondo è che i service e content provider stiano approfittando delle infrastrutture di rete senza condividere alcunché. “Nel peggiore dei casi si potrebbe profilare il pericolo di una separazione della Rete”, sostiene il professor Alan Woodward, del Dipartimento informatico della University of Surrey. “Alcuni paesi inclusa la Russia già applicano restrizioni all’accesso di alcuni siti, ma se si inizia ad andare fuori dal seminato e a fare le proprie cose, in termini di convenzioni di denominazione e indirizzi Web, si potrebbe finire con parti diverse della Rete incapaci di spedirsi dati”.

Una prospettiva che fa letteralmente rabbrividire, considerato che la natura della rete è proprio quella di essere libera e aperta, refrattaria a controlli e bavagli.
Google promuove un’iniziativa senza dubbio condivisibile e giusta ma, almeno chiediamocelo, lo fa senza interesse?

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