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L’Italia rincorre il suo digital divide sistematico

L'Italia staziona a metà classifica nella speciale classifica del digital divide
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Corea del Sud, Danimarca, Svezia, Islanda, Gran Bretagna. Vi bastano? Tranquilli: anche Portogallo, Spagna e Polonia ci sorpassano. Tutte queste, a livello di innovazione tecnologica – termine abbastanza abusato, forse sarebbe meglio dire sviluppo innovativo – sono migliori dell’Italia. L’ennesimo risultato che ci “condanna” l’hanno lanciato quelli dell’e-Intensity Index del Boston Consulting Group, dopo un’indagine sviluppata secondo criteri atti a definire chi aiuta e soprattutto fornisce alla collettività gli strumenti milgiori per restare collegati alla rete.

Gli indicatori fondamentali sono tre: qualità delle strutture e accesso alla rete, spesa per e-commerce e pubblicità on line, utilizzo continuativo e attivo di Internet da parte di Governi, consumatori, aziende. Fattori che, onestamente, nel nostro Paese si sviluppano – tanto per usare un altro termine abusato ma purtroppo perfettamente esemplificativo – a macchia di leopardo, con un divario Nord-Sud ancora spiccato e un’Agenda digitale che non decolla in quanto a specificità e unità d’intenti. La strada, comunque, è difficile ma non assolutamente impossibile: prova ne è, ad esempio, che ci siano in cantiere alcuni piani di alfabetizzazione digitale in atto.

Secondo la ricerca, non solo il divario tra i paesi con i punteggi massimi e minimi è raddoppiato dal 2009 al 2012, ma le politiche dei governi mondiali incidono in modo significativo sulla determinazione delle differenze tra diverse Nazioni con performance più o meno soddisfacenti: Brasile, Cina, Russia, Lituania, Lettonia ed Estonia stanno rapidamente migliorando il loro posizionamento, mentre l’Italia deve e può migliorare la sua metà classifica – meglio, comunque, rispetto ala 40esima piazza di Milano, unica city italiana nell’emisfero australe atta a crearci una startup… – dalla quale guarda dall’altro verso il basso Russia e Grecia.

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