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L’agenda digitale naviga a vista: tutti la vogliono, ma come si ottiene?

Tra emendamenti e proposte, l'agenda digitale cerca nuove certezze
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Libri, scuola, decreti, modalità. Tutti a parlare di agenda digitale, tutti a volerla, a cercarla. Ma dove si trova? E a che punto sono i lavori? La cabina dei regia è li, il premier Monti l’ha fortemente voluta quale primo passo per arrivare a una ristrutturazione del “modus digitalis” italiano, passando per un decreto crescita 2.0 che ha si analizzato e regolamentato diversi aspetti pur, ed è il suo limite principale, inserendoli dentro una norma ad ampio raggio e non specificatamente “tecnologica”.

L’Italia finalmente si sta dotando di un’agenda digitale che è in discussione in Senato – è ottimista il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia e stiamo tutti seguendo che venga non toccata e mantenga la sua natura sin dall’inizio. Il primo passo sarà la realizzazione attuativa. Noi siamo impegnati a portare avanti emendamenti che migliorando l’impianto già soddisfacente, ma come sappiamo tutti il diavolo sta nei dettagli per cui seguiremo con attenzione i vari emendamenti, perché l’obiettivo finale è la modernizzazione del paese“. Bersaglio centrato? Assolutamente si.

A patto che l’agenda sia chiara e definita, e soprattutto accessibile e utile a tutti. “Infatti la grande sfida è cambiare il Paese nel più breve tempo possibile facendo sistema – continua Avenia -. I fondi? Il grosso debito pubblico ovviamente porta a una paura di investire, ma la proposta è semplice: dedichiamoci agli investimenti necessari considerando che il risparmio che poi otterremo dall’agenda digitale sarà più che compensativo degli sforzi fatti“.

Apertura, condivisione, sistema. Tutto giusto, tutto difficile? Forse si, ma anche il Terzo Polo, per voce di Francesco Rutelli, si sbilancia in tal senso. “L’agenda digitale è una risorsa cruciale per la crescita che non solo si può fare, si deve fare – ha detto dopo la presentazione di 4 emendamenti all’articolo 9 del ddl 3533 ‘Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese’ – Se parliamo di crescita, è imprescindibile il patrimonio immenso di risorse economiche e occupazionali che la digitalizzazione delle informazioni genera. Purtroppo non tutte queste potenzialità, oggi, sono sfruttate al meglio“.

Il mirino, quindi, va su opendata e riuso, sempre che – aggiungiamo noi – non si torni ai tempi dell’egovernment autoreferenziale. “Vogliamo incentivare il massimo riutilizzo delle infrastrutture esistenti e limitare la tendenza inevitabile verso l’acquisto di nuovo hardware permette di impiegare le scarse risorse economiche disponibili verso nuova occupazione qualificata“.

Navighiamo a vista, ma almeno navighiamo, finalmente. Dopo anni di sabbia sotto lo scafo ad arenarci senza possibilità di vedere l’orizzonte, è già qualcosa.

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