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Dell’intelligenza e delle citta’

Immagine di rilevazione No2 su Torino
2 minuti di lettura

Da quando l’espressione Smart City è entrata prepotentemente nello scenario dell’immaginario digitale prossimo venturo, mi sono sempre chiesto dove stesse l’essenza dell’intelligenza evocata e ambita.

Se nelle cose o nelle persone. O in entrambe. O negli inediti sistemi tecno-sociali di cose e persone.

La mia (non)risposta è sempre stata una:  la migliore intelligenza e la più sofisticata tecnologia applicata alle cose non può che soccombere o meglio non allignare se non si unisce a un più ampio processo di trasformazione di come le persone pensano, agiscono, cambiano (migliorano?) se stesse e insieme ad altre ciò che le circonda.

Sta in questa convinzione la ragione per cui penso che consapevolezza (awareness) sia sempre più una delle parole chiave del presente e del futuro di una città che sia davvero smart.

Awareness di amministratori, comunità, persone come guida per operare scelte responsabili e sostenibili ma anche – e ciò vale soprattutto in una fase di scarse risorse – nelle scelte a cui dare priorità e valore.

Ecco perché un progetto concreto di dimostrazione di come potrebbe svilupparsi una smart city si chiama EveryAware, progetto europeo del VII Programma quadro, e si propone di usare una tecnologia integrata in un oggetto della quotidianità – uno zainetto – per aumentare la consapevolezza delle persone dell’ambiente in cui vivono e dell’aria che respirano – mediamente pessima – cercando di agire sull’equazione maggiore conoscenza = maggiore consapevolezza.

10 volontari a Torino, altrettanti ad Anversa e Londra, stanno facendo il setting-up dell’infrastruttura e curando un complesso processo di calibrazione per far restituire alle cose – i sensori – dati che possano essere facilmente letti e interpretati e che siano confrontabili con gli altri dati che ci dicono della qualità dell’aria che respiriamo.

A gennaio 2013 i volontari diventeranno 20 in ciascuna città e per 4 mesi ogni giorni a piedi o in bicicletta e in qualche selezionato ambiente chiuso alimenteranno ogni secondo un ambiente web dove sarà possibile registrare e visualizzare – secondo l’esempio dell’immagine qui presente – su una mappa i valori di monossido di carbonio, biossido di azoto,  gas volatili e ozono.

 

Ciò renderà più consapevoli amministratori e cittadini nel fare qualcosa per tutelare un bene così prezioso come l’aria? Difficile dirlo ma l’aspetto più interessante è l’apertura di un nuovo fronte nel rapporto tra territorio e persone, tra amministratori e amministrati.

Non più soltanto quello della trasparenza e dei dati aperti dallaPubblica Amministrazione, ma anche quello dei dati dai cittadini di cui la Pubblica Amministrazione può e deve tener conto.

Se crescerà la consapevolezza – su questo e su altri possibili esempi – di quanto ciascuno di noi può fare per migliorare il luogo in cui vive e se analogamente coloro che amministrano vedranno in ciò una nuova possibile stagione di partecipazione attiva al cambiamento allora l’espressione smart city si riempirà di contenuti nuovi e concreti.

Foto del profilo di Sergio Duretti
Sergio Duretti, 50 anni, sposato, 2 figli, nato a Torino. Direttore generale dal gennaio 2008 di CSP – Innovazione nelle ICT, l’organismo di ricerca regionale nel campo dell’ICT con un bilancio di oltre 4,7 milioni di Euro nel 2010 e circa 80 persone tra dipendenti, consulenti e giovani ricercatori ogni giorno al lavoro (più di 500 nel corso degli ultimi 10 anni). Precedentemente Direttore Innovazione di CSP e responsabile di progetti complessi dedicati a diffusione della Banda Larga (Wi-Pie), diffusione ICT nelle scuole (Dschola e Torino 2000), sviluppo servizi innovativi per la PA. In passato Responsabile del Progetto Città Telematica del Comune di Modena, consulente di Amministrazioni pubbliche e aziende, Analista presso il CED dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino Giornalista pubblicista dal 1985, autore di oltre 200 articoli su riviste e periodici.

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