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Anche la RAI scopre la Social TV

Anche la RAI scopre la Social TV
5 minuti di lettura

La Social TV è la convergenza tra i media digitali e la TV. Nasce dal principio della condivisione in tempo reale di opinioni, suggestioni ed emozioni che da sempre caratterizza quelli che, fino a poco tempo fa, venivano chiamati “gruppi d’ascolto” e che altro non sono che persone che si ritrovano assieme per guardare un evento televisivo, che sia la finale dei mondiali o il Festival di Sanremo, commentandolo durante la diretta.
Se il fenomeno, sociologicamente rilevante sin dalla nascita della televisione italiana (pensiamo ai gruppi d’ascolto per le serate di Lascia e raddoppia, ai tempi in cui c’era un solo apparecchio TV in ogni condominio), oggi, con la tecnologia, assume un ruolo diverso, che va molto oltre il piacere di aggregarsi con altre persone e commentare un programma tv.
Esistono da anni forum e blog che convogliano questi gruppi d’ascolto “digitali”, anche perché da anni molti utenti televisivi sono connessi ad internet mentre guardano la TV. Così come da quando c’è Facebook molte delle pagine ufficiali dei programmi sono diventate delle bacheche di commenti in tempo reale durante la messa in onda, e con Twitter l’uso di hashtag specifici (spesso lanciati dalle stesse redazioni) permettono al pubblico di commentare l’evento e condividere, retwittando, opinioni altrui. Ma questi esempi non appartengono esattamente a quella che è definibile come Social TV. Le pagine Facebook o gli hashtag Twitter, sebbene abbiano un valore di engagement intrinseco (ad esempio con la visualizzazione dei trending topic), non rappresentano il nocciolo innovativo della Social Tv, ovvero l’utilizzo di tutte le tecnologie (software, web, apps ma anche hardware, inteso anche come apparecchio Tv con connessione ad internet ) integrate alla partecipazione attiva dell’utente. Cosa manca? La “monetizzazione”, ovvero i vantaggi (e il loro utilizzo) che hanno da una parte lo spettatore e, dall’altra, il broadcaster.

Ci sono alcuni social network dedicati esclusivamente alla condivisione di eventi televisivi in real-time: Miso e GetGlue i più famosi, con un sistema di gamification con badge per chi fa check-in ad un evento TV, che nel tempo si sono evoluti andando a coinvolgere anche il broadcaster. Ottenere il prestigioso badge di eventi unici (come il Superbowl USA, evento maximo della TV mondiale) diventa un gioco da condividere con gli amici/contatti. Ma l’uso più evoluto di questi social ha come esempio migliore il “Dexter experience”: ovvero l’uso dell’audio sync tra l’app e il telefilm (Dexter, sesta edizione) che permette anche la visualizzazione di contenuti extra. Questa è sicuramente una ottima strategia di comunicazione volta all’engagement e che ha aperto la strada ad un nuovo futuro per questi social network tematici e, anche, nuove frontiere per la Social TV. I badge sono carini, ma se non sono combinati ad un valore aggiunto per l’utente, non hanno tutto questo appeal.

Negli Usa oggi il fenomeno Social TV ha un ruolo determinante anche per i broadcaster, ovvero per chi la TV la fa. Non a caso per alcuni eventi mediatici di notevole importanza alcune reti televisive stipulano accordi con Facebook per monitorare il flusso dei messaggi e del pubblico connesso. E, quel pubblico lì, quello di Facebook o di Twitter, il produttore sta solo pensando a come poterselo portare dentro i propri portali… L’uso dello streaming TV è, poi, un ulteriore elemento che  si aggiunge e che permette di controllare sia il numero dei spettatori che il loro umore. Non stento a credere che il “prossimo passaggio” possa essere quello dell’utente-producer, ovvero lo spettatore che in qualche modo orienta gli autori e stabilisce lo story-board del programma.

E in Italia?
Abbiamo anche noi, qui in Italia, la nostra TV “social-mediatica”. Gruppi di ascolto su alcuni social network nelle pagine ufficiali dei programmi TV su Facebook o, come fece il quotidiano online “Il Post”, Friendfeed, dove i lettori commentavano trasmissioni politiche come Ballarò. C’è anche Twitter con hashtag dedicati. Usiamo Miso e GetGlue (ma senza interazioni particolari con la TV) e abbiamo le applicazioni: quella di XFactor ci permette di votare, applaudire e commentare durante la diretta dello show. Quest’ultima, ad oggi, è forse la soluzione più evoluta per l’engagement da parte di un programma TV in onda sui canali italiani.
Ma possiamo parlare di vera Social TV “tutta italiana” con la novità RAI. Da pochi giorni è infatti stata attivata,  la possibilità di connettersi, attraverso il sito o le apps per iOS e Android, ad alcune dirette tv e, con il check-in, di poterle commentare in diretta e usufruire di alcuni servizi “plus”. Dunque non solo aggregazione di utenti attraverso il proprio portale e condivisione di contenuti, ma possibilità di interagire col programma e di porre domande ad un esperto durante la visione di una fiction (come nel caso di Un passo dal cielo, su Raiuno) oppure seguire la diretta e fare domande agli ospiti in studio , come nel caso di Ballarò, Raitre.

Perché questa della RAI è vera Social TV ormai spero sia chiaro: aggrega una comunità, fa interagire i partecipanti, è gestita all’interno del portale TV (e dunque il monitoraggio è diretto), ha il valore aggiunto dei contenuti extra che corrisponde al “premio” per lo spettatore, ha inoltre la possibilità di far interagire in diretta pubblico e ospiti e ha le potenzialità per diventare uno strumento per tutti i programmi del servizio pubblico. Chissà cosa ne pensano gli analisti dello share.

 (mentre pubblicavo questo mio articolo, Vincenzo Cosenza, nel suo blog vincos.it, ne pubblicava un altro sullo stesso argomento con informazioni e approfondimenti davvero interessanti, soprattutto per quel che riguarda l’analisi del fenomeno e gli strumenti utilizzati. Per cui vi rimando al suo, di articolo)

Foto del profilo di Francesca Sensini
Esperta di comunicazione, ha iniziato in RAI come programmista regista per poi dedicarsi alla comunicazione su internet come 'web content specialist'. Attualmente è responsabile della comunicazione digitale e del Piano della Trasparenza in un ente locale. Si occupa di Egov e di innovazione collaborando con alcune riviste (ha pubblicato per FORUMPA la piccola guida alle professioni del web per la PA) ed è componente della Task Force per definire gli Skills dei profili professionali del web per IWA.

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