I social incoronano Obama ma servono realmente per cambiare?

Scritto da:     Tags:  , , ,     Data di inserimento:  8 novembre, 2012  |  Nessun commento
8 novembre, 2012
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Il day after la rielezione del presidente degli Stati Uniti, la cui foto con l’abbraccio alla moglie Michelle subito dopo l’esito del voto è stata la più retwittata di sempre, si apre il dibattito sul potenziale dei social network a livello di comunicazione, suggestione e potenzialità. Perché però non riescono a sfondare nel mondo reale? C’è ancora un’asincronia quasi sistemica tra il post e il tweet e il fatto o le decisioni politiche. La sfida da vincere sarebbe questa…

Affermare che Barack Obama abbia ri-vinto le elezioni americane grazie ai social network non sarebbe ne corretto ne, francamente, sensato. Però di sicuro essere spesso presente su Facebook e Twitter, dare un’idea di contatto settimanale coi suoi elettori e i suoi governati e spendersi spesso a livello immediato, sul web, lo ha avvantaggiato con le nuove generazioni, molto propoense a farsi accattivare da chi sa usare bene i mezzi di comunicazione di massa che ormai non sono più giornali e televisioni ma, lo sanno tutti, proprio i social network.

L’idea di base è semplice e, ormai, anche inflazionata: condividere piace a tutti perché unisce, tanto è vero che proprio quella foto dell’abbraccio si sostituisce idealmente al più classico e conformista comunicato stampa col quale, fino a circa 12 mesi fa, qualsiasi presidente americano – Obama compreso – avrebbe dato mandato di far sapere al suo popolo chi avesse vinto e come. Pensateci bene: ha avuto più effetto, proprio perché apparso su uno schermo da tutti accessibile, e per tutti “live”, un’istantanea scattata da uno smartphone che mille annunci televisivi o, come siamo abituati in Italia, 47 trasmissioni televisive col banchetto dei vincitori che stappano bottiglie mentre gli sconfitti cercano di dare un senso al tutto, spesso attaccando l’avversario invece che applaudirlo (cosa che, invece, in Usa non si fa perché li il concetto di vincere o perdere è molto diverso dal nostro, ma questo è un altro discorso e ne parleremo in separata sede).

Sarebbe però riduttivo lasciare ai social network il potere comunicativo che ormai hanno, ma che rischia di restare quello per molto, troppo tempo. Io mi alzo la mattina e, invece che andare in edicola o cliccare sul sito di un qualsiasi quotidiano, accedo a Twitter o a FB perché so già che, se è successo qualcosa di particolare lo troverò li. In realtà è troppo poco. Condividere e informare è qualcosa che possiamo ormai fare dai fiordi norvegesi fino alle pendici del Machu Picchu, ma far si che i social network diventino strumenti di vero cambiamento deve cominciare seriamente a essere la nuova frontiera. Qualcuno, tempo fa, provò a raccogliere firme per un referendum anti-stipendi d’oro dei politici, proprio su Facebook, ma non se ne fece nulla perché perduto tra quarantamila diverse pagine di spiegazione: una di gruppo, l’altra di evento, l’altra ancora aziendale.

Lo stesso dicasi per gli scioperi o le proteste: ancora oggi si prende e si va in piazza, limitandosi on line a qualche invettiva o sommossa che non ha seguito: nessuno (nemmeno il Movimento 5 Stelle, che ha usato i social tipo super stadio ma non ha dato ancora seguito) ha ancora cercato di servirsi dei social networks per proporre un cambiamento concreto, per raccogliere “n-mila firme” (quanti iscritti ci sono, in tutta Italia, a Fb e Twitter?) atte a cambiare quella legge o a proporre quel determinato argomento all’attenzione del Parlamento, del Governo, del Presidente della Repubblica. In un mondo nel quale il primissimo cittadino americano è “figlio di Twitter”, è possibile non si riesca neppure a proporre un dibattito serio tra un post e una foto?. Problema di controlli, dicono. Di privacy, di accessi troppo facili e manomissioni semplici. Va beh, ma allora è come la dematerializzazione fasulla: digitalizziamo per poi stampare il modulo! Che senso ha? Facevamo prima a restare così!!

Four more years“, dice Obama. Altri quattro anni. Chissà se prima di allora i nostri social network, che non sono più mezzi informatici ma ormai sono mezzi e basta proprio come lo sono le urne, le petizioni, i circoli di partito e le piazze, avranno acquisito un’importanza diversa dal mero boomerang, dal solo altoparlante che, tempo un paio di pagine, si perde nel mare del “già letto, passiamo oltre”. Chissà Visionari? Mah. In linea di massima penso sia molto più visionario chi si illude di cambiare il mondo semplicemente retwittando una foto…

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